giovedì 3 novembre 2011

Bollo deposito titoli e aliquote redditi da capitale, la patrimoniale è servita.


Finanziaria 2011, ancora una volta l' unica risorsa è quella di mettere le mani nelle tasche dei risparmiatori, aumento sconsiderato dell' imposta di bollo sui dossier titoli e aliquota unica per le rendite da capitale, stop agli investimenti per il retail ?
Se ciò che prevede la Manovra Finanziaria 2011, non verrà variato, il nostro paese avrà probabilmente perso l’ ultima battaglia.
Esagerato ? Non credo, ormai lo schema per portare l’ Italia a far compagnia alla Grecia è molto chiaro e limpido.
L’ unico baluardo che ancora reggeva l’ enormità di nefandezze messe in campo dall’ attuale dirigenza politica, il risparmio, sta per essere colpito e affondato.
Ricordiamo, che proprio grazie all’ introduzione del risparmio privato, tra i parametri utilizzati per verificare la possibilità di uno stato di poter ripagare i debiti contratti, l’ Italia ha potuto svicolare il downgrade delle case di rating.
La decisione di inserire in finanziaria, una serie di misure che spazzeranno via il risparmio delle famiglie italiane, non farà altro che farci cadere da quel filo invisibile su cui il nostro paese balla da ormai parecchi anni.
Una delle cose che stupisce, ma forse neppure più di tanto è la facilità con cui tutto questo sta accadendo, da stamane tutte le agenzie di stampa stanno scrivendo fiumi di parole su questo argomento, nessuno tranne i piccoli risparmiatori, sembra nutrire interesse per la cosa, quasi sia diventato normale approfittare delle persone oneste, sia giusto vessare chi lavora.
Sembra che essere onesti, lavorare, risparmiare, non rappresenti lo stereotipo del cittadino da cui trarre lezione, anzi rappresenti tutto ciò che non si deve assolutamente fare.
Il modello del furbo, del maneggione, di chi è pronto a sottrarre il frutto del lavoro della massa, stando seduto ad uno scranno della camera o del parlamento italiano probabilmente ha fatto ancor più danno di quel che si pensava, entrando nella normalità del vivere quotidiano.
Ma torniamo a ciò che sta succedendo, quello che da mesi si vociferava, l’ arrivo della “patrimoniale”, sembra ora diventare realtà, non si può intendere in altro modo l’ imposizione dell’ imposta di bollo sui dossier titoli.
Non la si può intendere altrimenti per due semplici fattori.
1 – Colpisce tutti indiscriminatamente
2 – Non colpisce in proporzione al capitale posseduto ma in base ad un quoziente fisso.
Il tutto chiaramente senza mettere le mani nelle tasche degli italiani………..
Ma veniamo alle cifre :
Aumento imposta di bollo depositi titoli, anno 2011 – 2012 si passa da 34,20 euro a 120 euro indistintamente dal capitale in titoli posseduto.
Dal 2013, tale imposta sale a a 150 euro per depositi sotto i 50.000 euro, 380 euro per conti titoli superiori a 50mila euro.
Tanto per non prendere in giro nessuno, hanno anche inserito una precisazione per cui restano esclusi i depositi con cifre inferiori a mille euro, qualcuno sa dirmi l’ ISIN di un ‘ obbligazione con lotto minimo contrattabile pari a 10 euro ? Roba da matti !


Capital gain e rendite da capitale aliquote :
Si prevede di unificare tutte le aliquote in una unica fissata al 20%, restano esclusi i titoli di Stato, la previdenza complementare e il risparmio di lungo termine ( cosa intendano per risparmio a lungo termine per ora rimane un mistero).
Se i soli numeri spicci non danno l’ idea del danno, diciamo che nel 2013 un risparmiatore, per pagarsi la combinazione tra l’ aumento dell’ imposta sul deposito titoli e l’ aumento dell’ imposta sul reddito da capitale, dovrà investire circa 25 mila euro in un BOT ai tassi attuali.
Quanti non potranno permetterselo ? Sembra che nelle ultime ore qualcuno cominci a pensarci e il dubbio che saranno in tanti ad evitare azioni, obbligazioni, fondi, ETF, sta cominciando a serpeggiare.
L’ unico sistema per evitare l’ enorme legnata, per ora sembra quella di ripiegare su conti correnti e depositi on-line, che beneficeranno della diminuzione dell’ aliquota dal 27% al 20%, anche perché facendo 4 conti o si ha qualche milione di euro, oppure in base ai tassi offerti da Webank conto deposito, IWBank Conto deposito, Che Banca conto deposito, conviene veramente svendere i titoli e puntare diretti su di loro, si guadagna di più.
A fatti l’ Italia rischia di passare dal paese dove si pagavano le aliquote più basse per ciò che riguarda le rendite da capitale a quello dove si pagheranno quelle più alte, con un tax rate effettivo oscillante intorno al 40 per cento.
Quale è il problema ?
Semplice questo ennesimo salasso, al di là di far scappare i cittadini dagli investimenti, rendendo ancor più povera la nostra economia ( se qualcuno si ricorda fu proprio il nostro Sig Berlusconi ad incitare la gente dicendo, che bisognava spendere per far girare l’ economia) non serve a nulla anzi è controproducente per lo stato stesso.
Purtroppo chi fa politica è troppo preoccupato a tessere tele di dubbio gusto e soprattutto non capisce nulla di matematica, il passaggio dagli attuali 34,20 euro ai 150 euro minimi a regime dal 2013, equivalgono per la maggioranza dei risparmiatori a un aumento della tassazione sui Bot dall’attuale 12,5% al 35%.
Per loro si sarebbe convenuto, inserire fin da ora i Bot fra i titoli con tassazione al 20%.
Ma continuiamo……..
Come anticipavamo, la tassazione inserita nell’ articolo 23 della manovra finanziaria verrà pagata da tutti i risparmiatori che hanno un deposito titoli in banca.
Quindi tutti i risparmiatori che hanno acquistato azioni, obbligazioni, tutti i possessori di titoli di Stato ecc ecc.
Il valore medio dei depositi titoli italiani ?  25 mila euro.
Facciamo un semplice esempio per realizzare lo scempio che si sta compiendo :
Ragioniamo su questa media, investiamola in Bot, con rendimento attuale prossimo al 2% in soldoni 500 euro di interesse annuo.


Con la nuova tassazione pagheremo a grandi linee il doppio di ciò che paghiamo ora.
Se per pura ipotesi si tassassero i Bot al 35%, pagheremmo 3 euro meno di ciò che si pagherà dopo la manovra, non male direi qualcuno ha ancora voglia di stringere la cinghia per mettere qualcosa da parte ?
La conseguenza di tutto ciò ? Semplice i risparmiatori non investiranno in titoli di Stato italiani.
Le prime avvisaglie si stanno già vedendo presso gli sportelli bancari, con gente che chiede cosa deve fare, soluzione consigliata dai promoter ?
Spostare i risparmi in pronti contro termine che si continueranno a rinnovare aggirando così la nuova tassazione.
Cosa porta tutto questo ?
Ancora una volta la risposta è semplice, visto che non si tratta che di una tassa indiscriminata che va a colpire direttamente la disponibilità finanziaria delle famiglie, i suoi guadagni senza pensare a compensare le eventuali perdite.
Perdi i tuoi risparmi ed il fisco ti tratta esattamente come se guadagnassi, saremmo l’ unico paese al
mondo con un sistema simile.
Questo porterà ad una fuga generalizzata sia da parte dei cittadini che da parte degli intermediari professionisti dall’investimento in titoli di Stato, creando un danno maggiore rispetto alle entrate che si avranno.
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA:
Art. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.
Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.
Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Ops…… scusate, dimenticavo che i politici italiani la costituzione vogliono cambiarla non leggerla……..

“BIRBATE” SECOLARI – Non paghiamo il debito creato dagli “altri”


di Antonella Randazzo

Molti credono che la situazione di “crisi finanziaria” sia una caratteristica dei nostri tempi. In realtà, il sistema finanziario che crea questo genere di “crisi” esiste da diversi secoli, e ha già presentato varie volte situazioni analoghe, facendo fallire molte imprese e banche, e riducendo sul lastrico milioni di persone.

Il problema non riguarda di certo la novità della situazione, ma il grado di consapevolezza che le persone dovrebbero acquisire per attuare i cambiamenti necessari ad escludere in futuro situazioni simili.

Già nel periodo 1837-1839, scriveva il filosofo Carlo Cattaneo:

“Abbiamo già fatto cenno della clandestina sottrazione di fondi della banca di Amsterdam. La quale, però, potrebbe anche chiamarsi una birbata onesta e leale, se si paragona agli abusi scoperti in molte banche americane… Sono i molti abusi di questa enorme e quasi incredibile natura che in soli 19 anni (dal 1811 al 1830) fecero fallire negli Stati Uniti nientemeno di 165 banche e prepararono poi in gran parte quel generale fallimento di cui abbiamo sperimentato la lontana ripercussione… Nel corso dell’inverno (del 1839) alcune imprese anonime sono cadute… Qual è l’impresa che diviene impossibile per le Società Anonime? Esse col giro delle azioni vanno ad attingere il denaro fino all’ultimo angolo del globo.

Esse hanno cancellato ogni bisogno di nazionalità del capitale circolante.”[1]

1 Cit. Vitale Marco, America punto e a capo, Libri Scheiwiller, Milano 2002, p. 92.

Diversi autori considerano il XVII secolo l’epoca in cui iniziarono le prime “birbate” finanziarie. Gli eventi di Borsa sono stati utilizzati per incrementare il senso di insicurezza e di pericolo imminente, oltreché per far fallire banche e imprese, in modo tale che i gruppi più grossi potessero rilevarle, eliminando così la concorrenza.

E’ chiaro che i crolli di Borsa producono altro impoverimento, determinando fallimenti, perdite e disoccupazione. Ma negli ultimi tempi questi crolli sono stati utilizzati spesso come spauracchio per imporre riforme e pagamenti. Il denaro estorto attraverso il “debito pubblico” finisce nelle tasche dei banchieri e dei loro compari. Basti pensare che negli ultimi anni è nata la cosiddetta "aristocrazia industriale", costituita dai Chief Executive Officer (CEO). Si tratta di persone che ottengono notevoli vantaggi anche in caso di disastri finanziari. La rivista Fortune, in collaborazione con Thomson Financial e con l'Università di Chicago, ha documentato che nel periodo 1999-2002 i dirigenti di 1'035 imprese, con un fatturato superiore ai 400 milioni di dollari, hanno intascato 66 miliardi di dollari attraverso le stock option, mentre le loro imprese perdevano in Borsa il 75% del valore.

Questi alti dirigenti vendevano le stock option prima che le loro aziende crollassero. In altre parole, perdevano soltanto gli investitori, mentre i dirigenti guadagnavano in ogni caso. Questo significa che il sistema privilegia chi lo sostiene e danneggia chi non lo comprende e si illude che possa essere diverso da ciò che è. Non sono molte le persone che comprendono che, alla base di questo assetto, c’è la criminalità finanziaria delle banche che, nel tempo, hanno assunto un potere che sovrasta quello dei popoli.

Alla fine dell'Ottocento si affermò in Germania il modello finanziario detto della “banca mista”. Si trattava di banche che investivano nelle industrie, fino ad avere il controllo azionario delle imprese. Nei consigli di amministrazione delle società industriali sedevano i banchieri, che in alcuni casi davano incarichi ad altre persone, che agivano come burattini.

Tale modello si diffonderà in tutto l'Occidente, favorendo il gruppo ristretto di famiglie di imprenditori / banchieri che si erano arricchite a partire dal XVII secolo.

Alla fine del XX secolo si ebbero numerose fusioni, che aggirarono le misure antitrust (come lo Sherman Act) rendendo inutili gli accordi commerciali fra imprese. Ad esempio, la Standard Oil Company si sciolse e nacque, dalla fusione di 20 società, la Standard Oil del New Jersey.

Nel periodo tra il 1898 e il 1902, si ebbero ben 2'600 fusioni, e negli Stati Uniti lo 0,5% delle società giunse a possedere il 15% del capitale. Il gruppo di imprenditori / banchieri europei e statunitensi accresceva così il proprio potere e acquisiva, grazie al controllo sulla politica dei partiti, il potere di imporre le regole in ambito lavorativo, finanziario ed economico.

Le fusioni rappresentano dunque un modo per accrescere il proprio potere e per dettare le regole senza avere alcun limite da parte della società e della politica.

Oggi la quantità di denaro da mettere in circolazione viene decisa dalle banche, e dal denaro messo in circolazione dipende lo sviluppo economico di un Paese. Le banche possono alzare o abbassare il tasso di sconto, e così favorire o impedire i prestiti. I banchieri sono guidati da logiche di potere e di profitto, e in presenza di “crisi” agiscono come usurai, pronti ad approfittare della debolezza dell’imprenditore o del comune cittadino per spillare altro denaro.

A tutto questo si deve aggiungere l’intento dei banchieri-truffatori di fare nuove guerre per avere altri profitti e per impedire il crollo definitivo di un'economia basata sul debito. Essi hanno trasformato l'economia in un sistema assurdo e irreale, in cui le speculazioni permettono l'accumulazione di denaro, che non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato prodotto dal lavoro.

L'élite dominante ha cancellato il valore del lavoro e ha distrutto ogni riferimento economico e finanziario reale, per poter esercitare senza limiti un potere basato sull'usura e sul crimine.

Questo sistema è nato da diversi secoli, e per questo ha elaborato anche una serie di inganni per impedire alle persone di comprenderlo. Ad esempio, ha fatto credere che l’economia è una scienza, e che gli eventi di Borsa possono essere “casuali”.

Il sistema borsistico è nato diversi secoli fa. A metà del XVI secolo, nel palazzo della famiglia Van Der Bourse, in una piccola località chiamata Bruges (Belgio), si riunivano periodicamente banchieri e mercanti, al fine di condurre i loro affari. Dal nome di questa famiglia derivò il termine “Borsa”.

Nel 1600, la regina Elisabetta I d'Inghilterra emise un documento a favore di un gruppo di mercanti londinesi capeggiati da Thomas Smith, che crearono la Compagnia Inglese delle Indie.

Nello stesso periodo si formarono le prime società anonime e le prime banche, che dettero vita alle prime Borse, ovvero luoghi in cui avveniva la transazione di valori. La prima Borsa italiana fu quella di Venezia, creata nel 1600.

Il mercato dei titoli azionari a Londra si sviluppò a partire dal 1600, e da quell'epoca i mercanti si riunivano in un luogo chiamato “Jonathan's coffe”, per stabilire i prezzi dei titoli.

Già all'epoca, le informazioni venivano manipolate e fioccavano truffe e inganni.

Scriveva lo scrittore Daniel Defoe delle nuove professioni di intermediario e agente di cambio:

“Un'attività fondata sulla frode, nata dall'inganno, e nutrita con trucchi, imbrogli, moine, contraffazioni, falsità e ogni sorta di illusioni; coniando false notizie, questo va bene, questo va male; bisbigliando paura, spavento, speranze, aspettative immaginarie, e poi scrivendo alle spalle delle debolezze di quelli di cui si sono lavorate le fantasie, quelli che si sono fatti esaltare o deprimere”.[2]

2 Defoe Daniel, The Anatomy of Exchange Alley, London 1719, pp. 3-4.

Sia la Banca d'Inghilterra che la Compagnia delle Indie Orientali erano entità non soltanto economiche ma anche politiche, in quanto il gruppo di persone che le controllava poteva gestire anche il potere politico. La sede del mercato finanziario e del potere politico era (ed è) Londra, in cui si trovava Exchange Alley, il luogo principale di incontro. Le informazioni circolavano in modo formale e informale, e già all'epoca c'erano persone che seminavano confusione, paura o rendevano incomprensibile la situazione della Borsa.

La Borsa, ieri come oggi, rappresenta un luogo di truffa e inganno, che ha come obiettivo l’usurpazione di denaro e il controllo dell’economia. Scrive la studiosa Anne L. Murphy:


“La natura stessa della finanza nel tardo XVII secolo rendeva difficile agli investitori muoversi sulla piazza. Quando intermediari e agenti di cambio si incontravano il risultato era rumore e confusione... a volte l'arrivo improvviso di una notizia inaspettata poteva far mutare rapidamente i prezzi... Il linguaggio del mercato andava ad accrescere il senso di confusione. Broker e stock-jobber parlavano una lingua nuova e complessa, si servivano di soprannomi per designare titoli e di simboli stenografici per descrivere le attività... per Defoe il linguaggio del mercato non era semplicemente confuso, bensì pensato appositamente per perpetrare la frode ai danni dei cittadini comuni... Molte società lavoravano nella cultura del segreto. In questo senso spiccava la Compagnia delle Indie Orientali... si insisteva affinché gli amministratori mantenessero segreti i dettagli dei loro incontri... Anche quando le compagnie pubblicavano le informazioni non era detto che queste fossero attendibili... Anche John Houghton [sacerdote certosino, uno dei tanti martiri cattolici che morirono durante le persecuzioni da parte dei re della “Perfida Albione”, a partire da Enrico VIII ed a seguire dai suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.) e che subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come “l’eculeo” (una croce mobile, alle cui estremità venivano assicurati polsi e caviglie, per divaricare le gambe e le braccia fino a squartarle dal tronco), la “figlia della Scavinger” (detta anche “cicogna di storpiatura” una greppia metallica in cui collo, mani e piedi erano stretti in una morsa tale che i crampi prendevano, dopo pochi minuti, tutta la muscolatura, poi le giunture erano tutte doloranti e persino il sangue fuoriusciva da orecchie e naso), i “guanti di ferro” (Venivano legati ai polsi del prigioniero dei guanti di ferro che, tramite una vite, venivano gradualmente stretti. Il prigioniero poi veniva fatto salire su dei blocchi di legno e incatenato al soffitto tramite questi "guanti"; rilasciato il supporto di legno, tutto il suo peso gravava sui polsi e i guanti penetravano in profondità la carne gonfiando le braccia) e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati. Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città. Da wiki, n.d.A.] sosteneva che i prezzi dei titoli molto spesso reagivano ‘secondo le speranze o le paure’, suggerendo che nella prima età moderna gli investitori avessero una forte consapevolezza che la psicologia del mercato era un aspetto importante al momento di prendere decisioni sui propri investimenti... La psicologia del mercato veniva anche tenuta da conto da chi cercava di sfruttare le speranze e le paure degli investitori diffondendo false informazioni... Tuttavia gli investitori erano anche costretti a mettere in dubbio la veridicità delle informazioni ufficiali... Gli investitori si trovavano di fronte diverse barriere che impedivano di ottenere un'informazione completa sulle prospettive di azioni e obbligazioni”.[3]

3 Murphy Anne L., "Informazione e investimenti a Londra alla fine del XVII secolo", Quaderni Storici, n. 124, 1/2007, aprile 2007.

Il potere di alcuni di manipolare le informazioni, di nascondere dati o di far circolare false notizie, veniva utilizzato per truffare, come nel caso della Estcourt's Lead Mine, una società che permise ai suoi amministratori, attraverso l'uso di notizie false o incomplete, di avere ingenti profitti a

danno degli investitori. Stando a fonti dell'epoca, erano diverse le società fondate proprio per lucrare a danno di “uomini ignoranti, trascinati da voci sollevate con l'inganno e diffuse ad arte a proposito dell'ottimo stato dei loro titoli”.[4]

4 Journals of the House of Commons, vol. XI, p. 595, in Murphy Anne L., op. cit.

Le società che controllano la Borsa sono a loro volta controllate dai banchieri, che si curano di non essere soggetti ad alcuna regolamentazione nel gestire il mercato azionario, ma di creare essi stessi le regole a cui tutti gli altri devono sottostare.

Molti credono che non sia possibile che poche persone abbiano mantenuto un potere antidemocratico secolare, poiché la vita umana ha una durata esigua. La verità è che il vecchio sistema finanziario basato sul debito e sulla manipolazione della Borsa è stato tenuto in vita dalle famiglie che lo hanno creato, e deve la sua lunga vita soprattutto alla mancata comprensione da parte della stragrande maggioranza dei sudditi.

Ad oggi, nell’era di Internet, si può dire che la maggior parte delle persone non ha ancora compreso l’attuale sistema finanziario, anche se, di giorno in giorno, sono sempre più le persone che iniziano a capire.

Cosa aggiungono i nostri giorni ai fatti secolari?

Innanzitutto occorre ricordare che i popoli ripetono gli eventi di cui non diventano consapevoli. Finché crederanno necessario (o immodificabile) un sistema iniquo e autoritario, - che impone tasse per continuare ad esistere e produce disuguaglianza, disoccupazione, guerra e crimini - , questo sistema esisterà.

Molti italiani credono di vivere in una “democrazia”, nonostante sia stata divulgata la lettera del “Consiglio direttivo della Banca centrale europea” indirizzata al nostro governo. In questa lettera è evidente il tono autoritario, che nega il potere sovrano del nostro paese. In ambienti comunisti del passato lo chiamavano “Comitato centrale”, oggi lo chiamano “Consiglio direttivo”, ma la sostanza non cambia: si tratta di un potere dittatoriale, che ormai si sente in diritto di imporre al nostro Paese quello che vuole, persino in materia di pensioni, stipendi pubblici, lavoro e scuola. Col pretesto del debito, l’Unione Europea, nelle vesti di un gruppo di banchieri mai eletti da nessuno, toglie il potere sovrano agli europei.

Sia chiaro che questi personaggi NON HANNO ALCUN POTERE, se non quello che le persone gli concedono, attraverso l’ignoranza o la disponibilità ad essere truffati.

Per mantenere le persone nell’inconsapevolezza, eminenti personaggi sollevano presunte cause della “crisi”: governo debole, le prostitute di Berlusconi, il governo diviso, l’euro, gli sprechi, ecc.

Ma il problema è soltanto uno: la disponibilità delle persone a continuare a credere in un sistema antidemocratico, giustificandolo in vari modi.

La differenza rispetto al passato è che oggi le persone, se vogliono, possono aprire gli occhi, documentandosi da fonti indipendenti, che spiegano le tante truffe storiche, economiche, politiche e finanziarie.

I nostri media puntano l’attenzione sulla Grecia gridando al “piano di salvataggio”, ma si tratta dell’ennesima sceneggiata. Infatti, la verità è che:

- I greci non vogliono essere per nulla “salvati” dagli aguzzini che li hanno trascinati nella situazione in cui si trovano.

- Il salvataggio non è per nulla un “salvataggio” ma l’ennesima truffa che mira a sottrarre altro denaro e altri beni alla Grecia.

- Dopo l’ennesimo salvataggio si ritornerà alla “crisi”, come prima o peggio di prima.

Ai nostri giorni ce n’è abbastanza per far aprire gli occhi anche agli scettici, o a quelli che si erano identificati nel sistema, credendolo il migliore possibile.

Molti greci (e non solo) hanno capito che i tempi sono maturi per una rivoluzione pacifica, con i seguenti obiettivi:

1. Non cadere più nella trappola del debito, che non è “debito” ma usura o truffa.

2. Cessare tutte le spese militari e le “missioni” di guerra.

3. Modificare l’assetto economico e finanziario, coniando una moneta sovrana e alimentando lo sviluppo delle piccole e medie imprese.

4. I beni comuni devono essere realmente “comuni”. Le grandi opere non volute dai cittadini o dannosi per l’ambiente vanno soppresse. L’acqua, e tutte le risorse essenziali sono pubbliche. Lo stato ha senso soltanto se è a servizio dei cittadini, garantendo un’esistenza dignitosa a tutti, e occupandosi soprattutto di casa, sanità, ricerca, istruzione, ecc.

5. La rivoluzione per la democrazia deve eliminare il parassitismo: politici, chiesa, funzionari inutili, ecc.

Le risorse oggi pagate alla Chiesa cattolica e alle guerre imperiali dovranno essere indirizzate verso il miglioramento della vita pubblica (cultura, economia, servizi, ecc.).

Questi cambiamenti diventeranno realtà nel momento in cui le persone rigetteranno il vecchio sistema, attraverso il comportamento quotidiano: disobbedienza civile, mancato sostegno politico ed economico, ecc.

Perché molti europei continuano a sostenere un sistema finanziario così iniquo? Molti lo fanno semplicemente per abitudine, altri per paura delle sanzioni o delle conseguenze (che immaginano tremende), altri ancora obbediscono per obbligo morale. Ci sono anche quelli che obbediscono

perché credono di avere in cambio “protezione”, ovvero sono convinti che le autorità attuali siano “autorevoli” (o il male minore).

Addirittura c’è chi si sottomette perché è convinto che il sistema non si possa cambiare e che disobbedire è una cosa immorale, empia, disonorevole. C’è chi si sottomette per “tradizione”, credendo che le istituzioni vigenti siano lo specchio della società. C’è anche chi obbedisce perché ritiene il sistema “razionale”, che dunque protegge dal presunto comportamento immorale e istintivo delle persone in una società senza istituzioni. Questa credenza è frutto della propaganda, che non perde occasione per seminare sfiducia nella natura umana, facendo credere che senza le autorità saremmo un branco di animali istintivi e criminali.

Quello che sempre è stato il gruppo di potere.

Come scrisse lo storico Alan John Percivale Taylor:

“Nello stato di natura immaginato da Hobbes, la violenza era l'unica legge, e la vita era 'brutta, violenta e breve'. Sebbene gli individui non siano mai vissuti allo stato di natura, le Grandi Potenze europee lo hanno sempre fatto.”[5]

5 A. J. P. Taylor, The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, Oxford University Press 1954.

Le persone sono state abituate a non credere in se stesse e negli altri, e ad avere paura.

Chi obbedisce acriticamente non si rende conto che la “crisi” non è causata da noi, ma dalle istituzioni finanziarie, che chiedono a noi di pagarle, per salvare il sistema. MA SE NOI POSSIAMO SALVARE IL SISTEMA SIGNIFICA ANCHE CHE POSSIAMO ELIMINARLO E

SOSTITUIRLO CON UNO MIGLIORE. La cosa più ragionevole è rifiutarsi di salvarlo perché esso non soddisfa le nostre esigenze di libertà e di democrazia.

Già Gandhi aveva capito che ogni sistema tirannico è basato sull’obbedienza dei sudditi, estorta con la paura, l’inconsapevolezza o l’inganno. Secondo Gandhi, per uscire da un sistema tirannico occorreva:

1. un cambiamento psicologico: dalla sottomissione passiva si deve giungere al rispetto di sé, alla fiducia in se stessi e al coraggio;

2. la presa di coscienza da parte dei sudditi che il sistema si regge sul loro consenso;

3. la formazione di una ferma volontà di ritirare la collaborazione e l’obbedienza.

Dunque, non sono i governi a dover fare qualcosa ma noi.

Chi crede che non ci sia via d’uscita alla dittatura finanziaria ignora che:

Nel sistema attuale, c’è la necessità che le persone comuni diano valore ai pezzi di carta stampati dalle banche centrali. Il Governo non crea la sua moneta, e dunque chiede prestiti ai banchieri, riconoscendo valore ai pezzi di carta che riceve. Ma questo valore sarà pagato, con gli interessi, dai cittadini, diventando “debito pubblico”. Dunque, per continuare ad esistere, questa dittatura ha bisogno dei lavoratori che pagano oltre il 40% di tasse.

Intanto, cresce la protesta negli Usa e in Europa, anche se, a questo proposito, i media non parlano di nessuna “rivoluzione occidentale”. Le forze militari hanno un gran bel da fare, considerando le migliaia di persone che stanno cercando di occupare Wall Street, spiegando che:

“L'occupazione di Wall Street potrà essere un momento di rottura politica come è accaduto con le prime proteste in Egitto, oppure, come in Spagna, segnerà l'inizio di un processo di democrazia diretta per la costruzione di un nuovo movimento per la giustizia sociale. Ripartiamo da dove i primi no-global si sono fermati, facendo fiorire un nuovo movimento di movimenti. È giunta l'ora di dispiegare questa strategia emergente contro il più grande corruttore della nostra democrazia: Wall Street, la Gomorra finanziaria d'America… Chiederemo a Barack Obama di istituire una commissione presidenziale incaricata di porre fine all'influenza esercitata dal denaro sui nostri rappresentanti a Washington.

È tempo di democrazia e non corporatocrazia, o per noi sarà la fine. Se sapremo tenere duro, ventimila volte forti, una settimana dopo l'altra, contro ogni tentativo della polizia e della Guardia Nazionale di cacciarci da Wall Street, Obama non potrà ignorarci. Il nostro governo sarà costretto a scegliere pubblicamente tra la volontà del popolo e le corporation che lucrano. Potrebbe essere l'inizio di una dinamica sociale del tutto nuova in America, una spanna

sopra il movimento Tea Party, dove invece di finire prede inermi dall'attuale struttura di potere noi, il popolo, iniziamo a prenderci ciò che vogliamo”.

Il movimento di protesta americano si definisce un movimento di resistenza

“’open source’, senza leader, fatto di persone di ogni colore, sesso e ideologia politica. L'unica cosa che tutti abbiamo in comune è che siamo il 99 per cento che non tollererà più l'avidità e la corruzione dell'uno per cento. Dopo l'appello di Adbusters, molte persone in tutto il Paese hanno aderito all'organizzazione di questo evento, come l'Assemblea Popolare di New York, U.S. Day of Rage e altri, impegnati a pianificare altre occupazioni simili nel prossimo futuro… Il popolo sovrano di ogni nazione ha il potere, il diritto e il dovere di guidare il destino della sua nazione.

Perché occupare Wall Street?

Perché ci appartiene, perché noi possiamo (because we can)! Se riusciremo a dosare bene non violenza, tenacia e furbizia strategica… potrebbe essere l'inizio della rivoluzione globale che tutti noi sogniamo da tanto tempo... Sarebbe bello”.[6]

6 http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/96405-indignados-usa-il-17-settembreoccupazione-di-wall-street?tmpl=component&print=1

Sempre più persone si stanno rendendo conto di vivere in un sistema dittatoriale, che ha trasformato la delega del potere in un diritto ad opprimere.

Scriveva lo scrittore Etienne de La Boétie:

“Costui che spadroneggia su di voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto possiede l’ultimo abitante di tutte le vostre città. Ciò che ha in più è la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino ad annientarvi”.

Fino a quando la maggior parte degli europei non comprenderanno questo, saranno costretti a sentire le solite tiritere sulla “crisi” e sull’ennesimo prestito o “salvataggio”.

mercoledì 2 novembre 2011

ISLANDA sconfigge economia globale e NWO !! Percio' nessuno lo deve sapere.


Cio' che è successo in Islanda è senza precedenti. L'abbattimento dell'idea che il debito è un'entità sovrana, in nome della quale è sacrificabile un'intera nazione. Percio' nessuno deve sapere il referendum islandese voluto dal Capo dello Stato Ólafur Ragnar Grímsson.

Ogni volta che ci dicono che per arginare il debito di un paese ci vogliono piu' tasse, che sono procedure essenziali,etc.etc. Non è vero,è una bugia.
Lo ha dimostrato il popolo islandese che ha sconfitto le lobby economiche e i loro ricatti. Non hanno varato la manovra economica a spese dei cittadini per le perdite delle banche(i profitti sono privati ma i debiti nazionalizzati. Quello che è successo in Islanda mette in imbarazzo politici ,che sono le pedine dei gruppi bancari, e fà paura all'economia globale. Censurare il referendum islandese e non farlo conoscere alla massa occidentale,è stato l'ordine numero uno delle grandi banche.

Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione,yramite una nuova Magna Charta Costituzionale,redatta via Internet e le sedute parlamentari, in diretta su Streaming on line

Lo sappiano i CITTADINI GRECI , cui è stato detto che la
svendita del settore pubblico era l'unica soluzione.
E lo tengano a mente anche quelli PORTOGHESI, SPAGNOLI ed ITALIANI

In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale:

è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale

Le frodi alimentari, una guerra continua.


Le frodi alimentari sono purtroppo un campo di guerra senza soste tra produttori disonesti e i N.A.S.
  Oggi, per la preparazione di prodotti alimentari, possiamo disporre di tecnologie molto avanzate per migliorarne le caratteristiche, e ciò è positivo; purtroppo, però, spesso si ricorre a metodi raffinati per commettere delle frodi.

E’ una continua battaglia tra NAS e aggiornamento di leggi da una parte, e persone senza scrupoli dall’altra; una battaglia difficile e sofisticatissima, combattuta con l’utilizzo di complessi metodi analitici.
Inoltre, non sempre ciò che viene confezionato con tecniche tradizionali o antiquate è effettivamente più genuino e migliore, come si vorrebbe far credere.
Definizione e tipi di frode
Una definizione corrente di frodi alimentari può essere la seguente.
Le frodi alimentari sono modifiche apportate intenzionalmente sui prodotti alimentari per ricavarne illeciti guadagni.
Ci limitiamo a riportare i vari tipi di frodi:
Adulterazioni
Sofisticazioni
Falsificazioni
Contraffazioni
Adulterazioni. Si tratta di peggioramenti della merce provocati dall'uomo.
Le adulterazioni propriamente dette sono dovute alla sostituzione di una parte del prodotto con un altro scadente o diverso o di basso costo.
Per es. si mette orzo torrefatto nel caffè macinato, si aggiunge acqua al vino, o al latte, oppure l'adulterazione può consistere nell'asportazione di una parte pregiata della merce, ad esempio togliendo dei grassi al latte.
Naturalmente quando il trattamento è consentito dalla legge non si è più in presenza di una frode, come nel caso del latte scremato che è regolarmente in commercio.
Sofisticazioni. Esempi tipici di sofisticazione sono l'aggiunta di coloranti gialli alla pasta per farla sembrare all'uovo, di clorofilla alle confezioni di piselli (per ravvivare il colore verde), o di nitriti alle carni per farle sembrare più rosse, ecc.
è consentito migliorare l'aspetto di un prodotto, ma occorre rispettare le norme di legge che prevedono il tipo e la quantità di additivi che è possibile aggiungere ad ogni merce, altrimenti si ricade appunto nella sofisticazione.
Falsificazioni.Sono le frodi più gravi perché consistono nella sostituzione di un prodotto con un altro, per esempio margarina al posto del burro.
Contraffazioni.Si hanno quando nomi e marchi di prodotti tipici o il marchio di una ditta vengono usati indebitamente. Formaggio parmigiano, mozzarella di bufala della Piana del Sele, o del casertano, contraffazioni di marchi di vino, ecc.

Le alterazioni e le denaturazioni fiscali non sono frodi.
Le denaturazioni sono modifiche imposte dallo Stato e consistono nell'aggiunta di denaturanti o a merci soggette ad imposta o a merci non soggette ad imposte ma per consentire la scoperta di frodi proprio mediante la presenza del particolare denaturante aggiunto, facilmente rilevabile con metodi analitici già sperimentati e standardizzati.
Nel primo caso, 'alcol denaturato è reso tale attraverso l'uso di sostanze che lo rendono imbevibile, in tal modo non è gravato dall'imposta di fabbricazione che è invece obbligatoria quando l'alcol è utilizzato come bevanda.
Per il secondo caso, cioè la denaturazione come strumento per rilevare frodi, esempi classici sono l'aggiunta di olio di sesamo agli oli di semi e alla margarina.
Infatti, la presenza di olio di sesamo nel burro o in un olio extra vergine di oliva denuncerebbe " facilmente " l'adulterazione rispettivamente con margarina nel primo alimento e di oli di semi nel secondo, non essendo l'olio di sesamo un componente naturale di entrambi.
Diciamo " facilmente " perchè trattasi di una reazione colorimetrica molto semplice ed immediata. Al campione in provetta si aggiunge un determinato reattivo, e si agita: se si sviluppa un certo colore, la frode c'è!
Ci sarebbero anche altri metodi analitici, che però sono più complessi e costosi (ad esempio, per gli oli, la determinazione spettrofotometrica).
Delle alterazioni degli alimenti abbiamo già detto che dipendono da modificazioni naturali o accidentali dei loro caratteri originari, e cioè sono peggioramenti delle caratteristiche della merce dovuti a cause naturali e in particolare causati spesso dalla cattiva conservazione.
Un esempio classico è l'irrancidimento dell'olio e dei grassi, provocato dall'ossigeno dell'aria e dalla luce. Quindi, sono frodi le alterazioni alimentari causate da incuria.
Esempi di frodi alimentari.

Riportiamo di seguito esempi delle principali frodi:
sulle carni:
Vendita di carni provenienti da animali ingrassati con sostanze non consentite (ormoni), o della stessa specie ma di qualità diversa (vitello adulto per vitello), o di tagli meno pregiati per tagli pregiati (es. lombata del quarto anteriore per lombata del quarto posteriore o filetto). 2. sul pesce: 2.1. vendita di prodotti scongelati per freschi (classico), o di allevamento per prodotti di cattura in mare; vendita di specie diverse da quelle dichiarate (esempi: totani per calamari, melù per merluzzi, zanchette per sogliole, ecc.);
sul pesce:
vendita di prodotti scongelati per freschi (classico), o di allevamento per prodotti di cattura in mare; vendita di specie diverse da quelle dichiarate (esempi: totani per calamari, melù per merluzzi, zanchette per sogliole, ecc.);
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sugli oli:
La frode più usuale nel settore oleario è quella di miscelare olio di semi con olio di oliva e farlo passare per olio extravergine d'oliva. In alcuni casi è stato accertato che olio di semi colorato artificialmente con clorofilla e betacarotene era venduto per olio extravergine.
Un'altra frode più specialistica e raffinata, di difficile individuazione, si va sempre più affermando e consiste nel far passare per olio extra vergine d'oliva oli che all'origine erano stati qualificati lampanti o maleodoranti. Questi, opportunamente trattati e con l'aggiunta di modeste quantità di oli vergini di oliva, acquistano, sotto l'aspetto chimico, parametri propri dell'olio extravergine
sul latte:
annacquamento con o senza salagione e scrematura; ricostituzione di latte in polvere; latte inacidito neutralizzato con l'aggiunta di alcali; presenza di colostro o di latte mastitico; aggiunta di acqua ossigenata (H2O2) per ridurre una carica batterica elevata.
su pane e pasta:
su pane e pasta:
a) Vendita di pane a pezzi e non a peso;
b) vendita di pane ricco di umidità e pertanto più pesante per non essere stato portato alla cottura dovuta (la massima % di umidità stabilita per legge dipende dalla pezzatura, e varia dal 29% per le pezzature piccole fino a 70 gr., es. topini, al 40% per pezzature grandi oltre 1 1000 gr., es. panella grande;
c) vendita di pane speciale con l'impiego di grassi o ingredienti particolari diversi da quelli consentiti o da quelli dichiarati.
d) Vendita di pasta di semola di grano duro ottenuta con la miscelazione di sfarinati di grano tenero

DEMOCRAZIA…? LIBERTA’…? MA QUALE…?



Ma fateve ‘na peretta! (In romanesco)

di Filippo Ginnini

Dall’INFORMAZIONE DI MODENA di sabato 29 ottobre 2011, in prima pagina e a tutta pagina, leggiamo e trascriviamo: “Paura in centro, finisce nel peggiore dei modi il convegno organizzato da Fiamma Tricolore – VIOLENZA TRA ESTREMISTI: DUE AGENTI FERITI – Spaccata una vetrata. Il PD : La questura non autorizzi più eventi simili”. Cioè, osserviamo: Diamo una volta ancora ragione ai violenti. Ed ora ci spiegheremo meglio. E da IL RESTO DEL CARLINO, stessa data, pag. 6, anche qui a piena pagina: “Centri sociali e circolo Gramsci all’incontro sul fascismo, disordini – SCONTRI AL CONVEGNO, TRE AGENTI FERITI”.

Ed ora veniamo ai fatti per come li abbiamo vissuti.

Alcuni giorni fa eravamo stati invitati ad incontrarci a Modena per una chiacchierata, organizzata da alcuni giovani di Fiamma Tricolore (sembra che ancora esista; quindi attendiamo il classico: Se ci sei batti un colpo!), incontro che si doveva svolgere in un certo albergo, appunto lo scorso sabato, a Modena.

Il lunedì precedente ci era stato comunicato il luogo del convegno: un albergo, appunto di Modena, indichiamolo come Albergo A. Sennonché il giorno successivo una telefonata ci comunicava che l’Albergo A aveva rifiutato l’affitto della sala perché “la direzione era stata minacciata da esponenti dei centri sociali”, di conseguenza il convegno si sarebbe tenuto nell’Albergo B. Di nuovo, altra telefonata: per le stesse ragioni, ci saremmo incontrati nell’Albergo C. Per la verità in questo momento non ricordiamo esattamente se siano subentrate altre telefonate per nuovi spostamenti, In ogni caso, per brevità, immaginiamo che la farsetta democratica si fermi qui. Torniamo ai ricordi di decenni indietro, verso i primi anni del dopoguerra, ai tempi della nascita del Movimento Sociale Italiano, quando cioè, ed è vita vissuta e possiamo testimoniarlo in qualsiasi sede, ogni nostro convegno era sempre disturbato con violenza dai rossi; però, allora sapevamo rispondere con la stessa determinazione, forse perché allora nel Msi erano attivi, anzi, attivissimi i reduci della Rsi, non intenzionati a farsi mettere in disparte da nessuno. Sì, signori, a violenza si deve rispondere con coraggio e il perché sarà chiarito nel prosieguo di questo articolo. E un saltino ad allora. Se allora si fosse verificato quanto accaduto la scorsa settimana, la riunione si sarebbe tenuta proprio di fronte alla sede dei centri sociali, cioè di fronte ai disturbatori. Affermo questo perché cosa già accaduta. Oggi questo non è più possibile perché i giovani repubblichini di allora, o sono passati a miglior vita, o troppo anziani.

Torniamo ai giorni di oggi.

Siamo nell’Albergo C, tutto è pronto per la conferenza, la sala è colma di giovani, quando sentiamo rumori e grida provenire dalla strada. Si sta verificando quanto preannunciato: i democraticissimi signorini dei centri sociali e di altre organizzazioni anarco-comunisti sono in strada, davanti all’albergo che gridano, agitando le rosse bandiere con falce e martello, i loro stupidi slogan, uno dei quali il più noto: “Carogne fasciste, tornate nelle fogne”. Invece eravamo lì ad osservare il loro agitarsi controllati da decine di poliziotti e carabinieri. Ci siamo fatti avanti e li abbiamo invitati, invece di gridare e infastidire di entrare e di confrontarci civilmente. Uno di loro rispose agitandosi che era figlio di un partigiano, al che abbiamo risposto che non era colpa nostra se qualcuno nasce disgraziato. A questo punto un carabiniere ci chiese di tornare in sala, cosa che abbiamo fatto. Rientrando abbiamo notato che i signorini non avevano tardato a farsi riconoscere, infatti uno di loro aveva tirato un sasso infrangendo una vetrata della porta dell’albergo. Un gesto certamente non nuovo in questa Repubblica democratica nata dalla Resistenza.

Demmo inizio alla conferenza che, a detta di tutti, è riuscita nel migliore dei modi.

Una prima osservazione: immaginatevi, voi che leggete, cosa sarebbe accaduto se quella gazzarra fosse stata messa in atto anziché dai rossi-cocomeri dai neri. Quante interrogazioni parlamentari sarebbero state sollevate? Quanti ragazzi sarebbero stati portati in carcere? Invece loro nulla; hanno bloccato la strada, hanno inscenato una manifestazione non autorizzata e, come di loro uso, hanno rotto, oltre che le santissime scatole, anche un bene dell’albergo, il vetro.

Ora desideriamo descrivere le caratteristiche dei signorini sopra indicati e caratterizzarli storicamente.

Abbiamo già scritto che essi sono sempre – e ripetiamo, sempre – stati usi alla violenza. Ricordiamo il loro modo di intendere la lotta politica e la violenza fascista. Quanto andremo a scrivere è solo degli appunti presi a caso qui e lì.

Prima di iniziare ricordiamo che i Fasci di Combattimento sorsero solo a marzo del 1919.

L’anarchico Bruno Filippi, che sognava la rivoluzione sovietica fece esplodere alcune bombe, a Piazza Fontana a Milano, a Via Paleocapa, al Palazzo di Giustizia, sempre a Milano, il 7 settembre mentre era intento a porre una nuova bomba a Palazzo Marino, gli esplose in mano dilaniandolo.

Il 23 marzo 1921 l’attentato al teatro Diana causò la morte di 21 spettatori e il ferimento di un centinaio.

Specialmente nella Bassa Padana tra la fine del 1918 e i primi 1919 si ebbero le prime spedizioni punitive messe in atto dai rossi contro i contadini refrattari ad iscriversi ai sindacati socialisti.

Vladimir Ilic Ulianov, detto Lenin. “Il terrorismo è la nostra unica e assoluta strada>. Ancora Lenin:

Da citare quanto scrisse Percival Phillips, corrispondente del Daily Mail nel 1921: “Essi (i fascisti) combattevano il terrore rosso con le stesse armi. Ai sistemi di Mosca risposero con i sistemi fascisti. Di certo non imitarono i sistemi comunisti di gettare vivi gli uomini negli altiforni, come fu deciso a Torino da un tribunale rosso composto in parte da donne, né torturarono i prigionieri come fecero in altre parti d’Italia i seguaci di Lenin”.

Il professor Ardito Desio ad una domanda di un giornalista, così rispose: “Il fascismo ha avuto molti aderenti, dopo la fine della prima guerra mondiale, fra noi ufficiali perché si viveva in un clima di puro terrore. Si subivano pestaggi, bastonature. Numerosi furono assassinati per il solo fatto di portare le stellete”.

Lo stesso De Gasperi su Il Nuovo Trentino del 7 aprile 1921, così scrisse: “Il fascismo fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo comunista che negava la libertà alla Nazione (…). Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle situazioni in cui la violenza, anche se assume l’apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima”.

Interessante è quanto riporta Antonio Falcone su Storia Verità, gennaio 1994: “In un certo senso si può dire che i fascisti la violenza non tanto la imposero quanto la subirono. Lo dimostra il numero dei loro caduti che fu di gran lunga superiore a quello degli avversari. Secondo Forges-Davanzati le vittime fasciste, tra morti e feriti, si contano a centinaia, mentre quelle avversarie si contano a decine (…). La sproporzione si spiega col fatto che, mentre gli squadristi cercavano lo scontro frontale e aperto, i rossi conducevano la loro lotta a forza di imboscate e di attentati (…)”.

Queste pochissime, scarne citazioni, almeno per il momento, a chiariscono da quale parte fosse la violenza.

E la Resistenza rossa? Per amore di Patria sarebbe opportuno tralasciare. Solo chi non conosce la storia può non sapere di quale demoniaca malvagità si sia macchiata. Anche su questo argomento solo pochissime citazioni, e ci scusiamo se ripetiamo concetti già esposti. Il partigiano, giusto per puntualizzare, era un fuorilegge e questo lo stabilivano le Convenzioni Internazionali di Guerra dell’Aja (si badi bene) del 1899 e del 1907.

Per essere considerati legittimi combattenti era indispensabile rispondere a quattro condizioni:

1) portare apertamente le armi;

2) rispondere a ufficiali responsabili;

3) indossare una divisa riconosciuta da nemico,

4) riconoscere le convenzioni di guerra. Il partigiano non rientrava in alcuna di queste condizioni.

Ed ora diamo un rapido sguardo al sistema di lotta del partigiano. Dal libro 7° GAP di Mario De Micheli – Edizioni Cultura Sociale, Roma 1954: “I Gap (Gruppi d’Azione Patriottica) dovevano essere gli arditi della guerra di liberazione, soldati senza divisa (…). Essi dovevano combattere in mezzo all’avversario, mescolandosi ad esso, conoscerne le abitudini e colpirlo quando meno se lo aspettava (…). I complici del fascismo e del tedesco non avrebbero più dovuto trascorrere i loro giorni indisturbati in quiete e tranquillità; avrebbero, invece dovuto vivere d’ansia, guardandosi continuamente attorno, trasalendo se qualcuno camminava alle loro spalle. Portare la morte a casa del nemico era insomma la direttiva con cui sorgevano i Gap (…)”. Dopo questo saggio di lealtà, di coraggio e di eroismo, leggiamo uno stralcio di cosa ha scritto Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny: “Alle spalle, beninteso, perché non si deve affrontare il fascista a viso aperto: egli non lo merita, egli deve essere attaccato con le medesime precauzioni con le quali un uomo deve procedere con un animale”.

Diamo ora uno sguardo come i partigiani (specialmente quelli comunisti che erano la stragrande maggioranza) seppero approfittare e sfruttare l’ignobile diritto della rappresaglia. Il democristiano Zaccagnini lasciò scritto: “La rappresaglia che veniva compiuta era un mezzo per suscitare maggiore spirito di rivolta antinazista e antifascista”. E ancora più specificamente l’ex fascistissimo, poi super antifascista e capo partigiano Giorgio Bocca, ci spiega il perché degli attentati: “Il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello dell’occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell’odio. È una pedagogia impietosa, una lezione feroce”. Cos’altro c’è da aggiungere? Vi ricordate le lacrimucce che versavano i vari esponenti delle formazioni partigiane quando andavano a commemorare le stragi nazifasciste alle Cave Ardeatine, a Marzabotto, a Piazzale Loreto o ovunque fossero avvenute queste orribili mattanze? Quei martiri (reali) furono uccisi per volontà dei capi del CLN e cito alcuni nomi dei responsabili di queste vigliaccate: Sandro Pertini, Luigi Longo, Palmiro Togliatti e tanti altri. Questi signori cercarono, pretesero e ottennero le rappresaglie così da usare dei tanti innocenti assassinati, le finalità per le loro mire politiche. Questo spiega il perché tanti autori di attentati non si presentarono per salvare la vita di innocenti ostaggi: non fu per vigliaccheria, come molti li accusarono, ma semplicemente perché se lo avessero fatto, l’agognata rappresaglia non si sarebbe verificata.

A guerra conclusa non si smentirono: si era parlato di centinaia di migliaia di vittime, fra queste donne e bambini colpevoli di essere spose o figli di fascisti.

Vediamo che lo spazio a noi concesso è esaurito. Torneremo sull’argomento quanto prima.

Ritorniamo ora su quanto avvenuto a Modena lo scorso 28 ottobre; dalla già citata L’Informazione di Modena del 29 ottobre 2011, pag.3: <(…). Il commissario provinciale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore Stefano Marco Garzya non ha voluto rivelare il luogo esatto dove lui e gli altri esponenti del gruppo di estrema destra si sarebbero ritrovati per parlare, come avevano spiegato giorni fa, “della storia e delle opere fasciste”. Una scelta presa, aveva spiegato al telefono nel primo pomeriggio, “per evitare scontri” dopo giorni in cui in molti, a partire dagli antagonisti del Guernica (dei centri sociali), avevano annunciato picchetti e mobilitazioni. Ma i momenti di alta tensione ieri in centro storico ci sono stati e sono stati particolarmente violenti, tanto che il dirigente della Digos e un agente sono rimasti feriti. Il corteo che si è formato (erano sì e no una trentina di scalmanati, nda) non appena è stato reso noto il luogo dove si sarebbe svolto il convegno di Fiamma Tricolore, l’Hottel Europa di Corso Vittorio Emanuele, ha bloccato la strada, impedendo alle auto di circolare e ha blindato con cassonetti dell’immondizia l’ingresso al centro (…)”.

E qui terminiamo, non prima di ricordare il titolo di questo articolo: DEMOCRAZIA… LIBERTA’… MA FATEVE ‘NA’ PERETTA!!!!

martedì 1 novembre 2011

L’isola dei Naufraghi e la favola del Signoraggio

di Louis Even

1. Salvati dal naufragio

Un’esplosione ha distrutto la loro nave. Ognuno si aggrappava ai primi pezzi flottanti che gli capitano sotto le mani. Cinque sono riusciti a trovarsi riuniti sullo stesso relitto che le onde spinge a loro volontà. Degli altri compagni del naufragio alcuna notizia. Da ore, lunghe ore, scrutano l’orizzonte: qualche nave in viaggio li vedrà? La loro zattera di fortuna approderà su qualche riva ospitale?

Ad un tratto, si sente un grido: Terra! Terra laggiù! Guardate! Proprio nella direzione che le onde ci spingono! Ed a misura che si disegna, in effetto, la linea d’una riva, i visi si rallegrano. Essi sono cinque: Francesco, il grande e forte carpentiere, che per prima ha gridato: Terra!

Paolo, coltivatore, è quello che voi vedete avanti a sinistra, inginocchiato, una mano a terra e con l’altra si tiene aggrappato al palo del relitto. Giacomo, specialista per l’allevamento di animali; è l’uomo con i pantaloni a righe, il quale, inginocchiato guarda verso la direzione indicata. Enrico, dottore in agraria, un pò grassotto, seduto su una valigia salvata dal naufragio. Tommaso, ingegnere mineralogista, è il pezzo d’uomo in piede, indietro, con la mano sulla spalla del carpentiere.

2. Un’isola provvidenziale

Rimettere i piedi su una terra ferma, per i nostri uomini è un ritorno alla vita. Una volta asciugati e riscaldati, il loro primo pensiero è di fare conoscenza con questa isola dove sono stati spinti lontani dalla civilizzazione. Questa isola la battezzano col nome: L’Isola dei Naufraghi.

Un rapido giro sull’isola colma le loro speranze. L’isola non è un deserto arido. Essi sono i soli uomini ad abitarla attualmente. Ma altri hanno dovuto viverci prima di loro e lo capiscono dal fatto che hanno incontrato qua e là sull’isola greggi semi selvaggi. Giacomo, l’allevatore, afferma che potrà migliorarli e trarne un buon rendimento. In quando al suolo dell’Isola, Paolo lo trova in gran parte assai propizio alla coltura. Enrico ha scoperto alberi fruttiferi e spera poter ottenerne grande profitto.

Francesco vi ha notato sopratutto le belle distese forestali, ricche in legno di ogni specie: sarà molto facile abbattere alberi e costruire ricoveri per la piccola colonia. In quanto a Tommaso, l’ingegnere, ciò che lo ha interessato è la parte la più rocciosa dell’Isola. Egli vi ha notato molti segni indicando un sottosuolo molto ricco di minerali. Nonostante la mancanza di attrezzi perfezionati, Tommaso crede avere abbastanza iniziativa e scaltrezza per trasformare il minerale in metalli utili. Ognuno potrà dunque occuparsi alle sue opere favorite per il bene della comunità. Tutti sono unanimi a lodare la Provvidenza per lo scioglimento relativamente felice d’una grande tragedia.

3. Le vere ricchezze

Ecco i nostri uomini al lavoro. Le case ed i mobili sono costruiti dal falegname. Nei primi tempi, ci siamo accontentati di alimenti primitivi. Ma ben presto i campi coltivati danno buoni raccolti. Stagioni dopo stagioni, il patrimonio dell’Isola si arricchisce. Egli si arricchisce non d’oro o di denaro stampato, ma di vere ricchezze: cose che nutrono, che abbigliano, che ricoverano, che rispondono ai veri bisogni. La vita non è sempre facile come vorrebbero. Ad essi mancano tante cose alle quali erano abituati nella civiltà. Ma la loro sorte potrebbe essere molto più triste. D’altronde, essi hanno già conosciuto tempi di crisi in Canada. Essi ricordano le privazioni a cui sono stati sottoposti, mentre che i magazzini erano pieni a dieci passi dalla loro porta di casa. Almeno, sull’Isola dei Naufraghi, nessuno li condanna a vedere marcire, sotto i loro occhi, cose di cui hanno bisogno. Poi le tasse sono sconosciute. Non c’è da temere i sequestri. Se il lavoro è duro talvolta, almeno si ha il diritto di godere dei frutti del lavoro. Insomma, sfruttano l’Isola, benedicendo Dio, sperando un giorno di poter ritrovare parenti ed amici, con due grandi beni conservati: la vita e la salute.

4. Il maggiore inconveniente

Il nostri uomini si riuniscono spesso per discutere dei loro affari. Nel sistema economico molto semplice che essi praticano, una cosa gli ritorna in mente sempre più: essi non hanno alcuna specie di moneta. Lo scambio, diretto di prodotti con prodotti, ha molti inconvenienti. I prodotti da scambiarsi, non si trovano sempre l’uno in cambio dell’altro nello stesso tempo. Cosi avviene che la legna consegnata al coltivatore durante l’inverno, potrà essere rimborsata in legumi soltanto fra sei mesi. Molte volte viene consegnato di una sola volta un grosso articolo, da uno degli uomini, ed in cambio, vorrebbe differenti piccoli articoli, prodotti da parecchi altri uomini, ed in epoche differenti. Tutto questo complica gli affari. Se vi fosse denaro in circolazione, ognuno potrebbe vendere i suoi prodotti agli altri in cambio di denaro. Con la moneta ricevuta si potrebbero comprare dagli altri le cose che si desiderano, quando le si desidera e quando vi sono. Tutti sono d’accordo a riconoscere la comodità di possedere un sistema monetario. Ma nessuno di loro sa come stabilirne uno. Hanno imparato a produrre la vera ricchezza, le cose. Ma non sanno fare i simboli, il denaro. Essi ignorano come il denaro si crei e come farlo nascere quando non ce n’è e come si decide insieme di averlo… Senza dubbio molti uomini istruiti sarebbero altrettanto nell’imbarazzo. Tutti i nostri governanti lo sono stati negli anni prima della guerra. Solo il denaro mancava al paese ed il governo restava paralizzato di fronte a questo grave problema.

5. Arrivo d’un rifugiato

Una sera che i nostri uomini, seduti sulla spiaggia, parlano per la centesima volta di questo problema, all’improvviso vedono avvicinarsi una barca guidata da un solo uomo. S’affrettano ad aiutare il nuovo naufrago. Gli offrono le prime cure e discorrono. Apprendono che è un Europeo, il solo sopravvissuto di un naufragio. Il suo nome: Martin, Golden. Felici di avere un altro compagno, i cinque uomini lo accolgono con calore e gli fanno visitare la colonia.

— “Malgrado che siamo sperduti e lontani dal resto del mondo, gli dicono, non siamo proprio da compiangere. La terra rende molto bene ed anche la foresta. Una sola cosa ci manca: non abbiamo denaro per facilitare lo scambio dei nostri prodotti.”

— “Benedite l’azzardo che mi ha portato qui! risponde Martin. Il denaro non ha misteri per me. Io, sono un banchiere ed in poco tempo posso installarvi un sistema monetario che vi darà soddisfazione.”

Un banchiere!… Un banchiere!… Un angelo venuto direttamente dal cielo non avrebbe ispirato più di reverenza. Nei paesi civilizzati tutti sono abituati ad inchinarsi davanti ai banchieri che controllano le pulsazioni della finanza.

6. Il dio della civiltà

— “Signor Martin, poiché siete banchiere, voi non lavorerete sull’Isola. Vi occuperete solamente dello nostro denaro.”

— “Io me ne disobbligherò colla soddisfazione, come ogni banchieri, di stimolare la prosperità comune.”

— “Signor Martin, vi costruiremo una dimora degna di voi. Nel fra tempo, vi possiamo installare nell’edificio che serve alle nostre riunioni pubbliche?”

— “Molto bene, amici miei. Ma incominciamo a sbarcare tutto ciò che sono riuscito a salvare dal naufragio: una piccola pressa, della carta e soprattutto un piccolo barile che tratterete con molto cura.”

Si sbarca tutto. Il piccolo barile intriga la curiosità della nostra brava gente.

— “Questo barile, dichiara Martin, è un tesoro senza pari. È pieno d’oro!”

Pieno d’oro! Cinque anime mancarono di sprigionarsi da cinque corpi. Il dio della civiltà entrato nell’Isola dei Naufraghi. Il dio giallo, sempre nascosto, ma potente, terribile, di cui la presenza o l’assenza o i minimi capricci possono decidere della vita di 100 nazioni!

— “Dell’oro! Signor Martin, vero grande banchiere! Ricevete i nostri omaggi ed i nostri giuramenti di fedeltà.”

—- “Dell’oro per tutto un continente, miei amici. Ma non è l’oro che deve circolare. Bisogna nascondere l’oro: l’oro è l’anima di tutto il denaro sano. L’anima deve restare invisibile. Io vi spiegherò tutto ciò quando vi darò il denaro.”

7. Un seppellimento senza testimone

Prima di separarsi per la notte, Martin gli rivolge un’ultima domanda: “Per incominciare, di quanto denaro avreste bisogno sull’Isola, per facilitare i vostri scambi?” Si guardano. Consultano umilmente lo stesso Martin. Con le suggestioni del benevolo banchiere si conviene che $200 per ognuno paiono abbastanza per incominciare. Appuntamento fissato per domani sera. Gli uomini si ritirano, scambiano tra di loro, riflessioni commosse, vanno a dormire tardi, s’addormentano bene soltanto verso il mattino, dopo avere a lungo sognato d’oro ad occhi aperti. Martin, lui, non perde tempo. Dimentica la sua stanchezza per non pensare che al suo avvenire di banchiere. Allo spuntare del giorno scava un fosso e rotola il barile dentro, lo copre di terra, lo dissimula con dei ciuffi d’erba accuratamente posti, vi trapianta un piccolo arbusto per nascondere ogni traccia. Poi egli mette in moto la sua piccola pressa, per stampare mille biglietti da un dollaro. Vedendo i biglietti uscire della pressa, tutti nuovi, sogna in se stesso:

— “Come sono facili da fare questi biglietti! Essi prendono il loro valore dai prodotti che serviranno a comprare. Senza prodotti, i biglietti non varrebbero nulla. I miei cinque ingenui clienti non pensano a ciò. Essi credono che è l’oro che garantisce i dollari. Io li tengo per la loro ignoranza!”

Quando arriva la sera, i cinque si riuniscono presso Martin.

8. A chi il denaro fatto di fresco?

I cinque mucchietti di biglietti erano là, sul tavolo.

— “Prima di distribuirvi questo denaro, disse il banchiere, bisogna intendersi.”

“Il denaro è basato sull’oro. L’oro, collocato nella volta della mia banca, è mio. Dunque il denaro è mio … Oh! Non siate tristi. Io vi presterò questo denaro e voi l’userete a vostro piacere. In attesa, io non vi carico che gli interessi. Visto che il denaro è raro sull’Isola, essendo che non ce n’è affatto, io credo di essere ragionevole, domandandovi solo un piccolo interesse dell’otto per cento.”

— “In effetti, Signor Martin, voi siete molto generoso.”

— “Un ultimo punto, miei amici. Gli affari sono gli affari, anche tra grandi amici. Prima di toccare il suo denaro, ognuno di voi, firmerà questo documento: c’è l’impegno per ognuno di voi di rimborsare capitale ed interessi, pena la confisca delle vostre proprietà. Oh! Una semplice garanzia. Io non tengo per nulla ad avere mai le vostre proprietà, io mi contento del denaro. Io sono sicuro che voi conserverete i vostri beni e che mi restituirete il denaro.”

— “È pieno di buon senso, Signor Martin. Noi raddoppieremo d’ardore al lavoro e vi rimborseremo tutto.”

— “Va bene. E tornate a trovarmi ogni qual volta che avrete dei problemi. Il banchiere è il migliore amico di tutti… Adesso, ecco ad ognuno i suoi 200 dollari.”

Ed i nostri cinque uomini se ne vanno contenti, la testa e le mani piene di dollari.

9. Un problema d’aritmetica

Il denaro di Martin ha circolato nell’Isola. Gli scambi si sono moltiplicati, semplificandosi. Tutti si rallegrano e salutano Martin con rispetto e gratitudine. Frattanto, Tommaso, l’ingegnere, è inquieto. I suoi prodotti sono ancora sotto la terra. Non ha più in tasca che qualche dollaro. Come potrà rimborsare alla prossima scadenza il banchiere? Dopo aver ragionato a lungo sul suo problema individuale, Tommaso considera questo socialmente: “Considerando la popolazione dell’Isola tutta intera, pensa, siamo noi in grado di mantenere i nostri impegni ? Martin ha fatto una somma totale di $1,000. Egli domanda una somma di $1,080. Anche se prendessimo tutto il denaro dell’Isola per portarglielo, arriveremmo a $1,000 e non $1,080. Nessuno ha stampato gli $80 in più. Noi facciamo prodotti, non dollari. Martin potrà dunque sequestrare tutta l’Isola, poiché noi tutti insieme, non possiamo restituire capitale ed interessi.

“Quelli che sono capaci rimborseranno i loro dollari, senza preoccuparsi degli altri, molti caderanno subito, altri sopravviveranno. Ma, il turno degli altri verrà ed il banchiere prenderà tutto. Dunque sarà meglio mettersi insieme immediatamente e regolare quest’affare socialmente.”

Tommaso non ha difficoltà a convincere gli altri che Martin li ha imbrogliati. Tutti si danno appuntamento presso dal banchiere.

10. Benevolenza del banchiere

Martin indovina il loro stato d’animo, ma fa buona faccia. L’impetuoso Francesco presenta il caso: — “Come possiamo noi portarvi $1,080 quando non ce n’è che $1,000 in tutta l’Isola?” — “È l’interesse, miei buoni amici. Non è la vostra produzione aumentata?” — “Si, ma, il denaro, lui, non è aumentato. Ora, c’è giustamente del denaro che voi reclamate e non dei prodotti. Voi solo potete fare del denaro. Ora voi non avete fatto che $1,000 e ne domandate $1,080. Questo è impossibile!”

— “Aspettate, miei amici. I banchieri sono coscienziosi e si adattano sempre alle esigenze della comunità… Io non vi domanderò che l’interesse. Niente di più degli 80 dollari. Voi continuerete a tenere il capitale.”

— “Voi ci abolite i nostri debiti?”

— “No, mi dispiace, ma un banchiere non rimette mai un debito. Voi mi dovete ancora tutto il denaro prestato. Ma voi non mi rimetterete ogni anno che l’interesse. Se voi siete assidui nel pagare l’interesse, io non vi incalzerò per il rimborso del capitale. Alcuni di voi potranno avere difficoltà a pagare persino il loro interesse, poiché il denaro va da una persona all’altra. Allora organizzatevi come una nazione e fondate un sistema fiscale. Ciò significa imporre tasse. Voi tasserete di più quelli che avranno più denaro, e gli altri meno. L’importante è che voi paghiate collettivamente il totale dell’interesse, io sarò soddisfatto e la vostra nazione andrà bene.”

I nostri uomini rincasano metà calmati e metà pensierosi.

11. L’estasi di Martin Golden

Martin è solo. Qualche minuto di raccoglimento. Egli conclude: “Il mio affare è buono. Buoni lavoratori, questi uomini, ma ignoranti. La loro ignoranza e fiducia fanno la mia forza. Essi volevano del denaro, io gli ho passato delle catene. Essi mi hanno coperto di fiori, mentre io li ingannavo. “Oh! grande banchiere, io sento il tuo genio impadronirsi dei mio essere. Tu lo hai ben detto, illustre maestro: «Che mi sia accordato il controllo del denaro di una nazione ed io m’infischio di chi fa le sue leggi.» Io sono il padrone dell’Isola dei Naufraghi, perché ho il controllo del suo sistema monetario. “Io potrei controllare un universo. Ciò che faccio qui, io, Martin Golden, lo posso fare nel mondo intero. Che io esca, un giorno, di questa Isola: so come governare il mondo senza bisogno di uno scettro.”

E tutta la struttura del sistema bancario sorge nello spirito lietissimo di Martin.

Crisi di carovita.

Frattanto, la situazione peggiora sull’Isola dei Naufraghi. Anche se aumenta la produttività, gli scambi diminuiscono. Martin pretende sempre più regolarmente i suoi interessi. Bisogna preoccuparsi di mettere denaro da parte per lui. E ce n’è poco in circolazione.

Quelli che pagano più tasse gridano contro gli altri e aumentano i loro prezzi . I più poveri, che non pagano tasse, gridano contro il costo della vita troppo caro e comprano meno.

Il morale diminuisce, la gioia di vivere se ne va. Non si ha più cuore al lavoro. I prodotti si vendono male; e quando si vendono, bisogna usarli per pagare le tasse per Martin. La gente si priva di tutto ormai. È la crisi. Ed ognuno accusa il suo vicino di essere la causa della vita sempre più cara.

Un giorno, Enrico, riflettendo nel mezzo del suo frutteto, conclude che il “progresso” apportato dal sistema monetario del banchiere, ha rovinato tutto nell’Isola. Certamente, i cinque uomini hanno i loro difetti; ma il sistema di Martin alimenta il peggio della natura umana.

Enrico decide di far riflettere i suoi compagni sulla situazione. Incomincia da Giacomo. Subito fatto: “Eh! dice Giacomo, non sono affatto sapiente, io; ma è da molto tempo che io me ne sono convinto: il sistema di quel banchiere è più putrido del letame della mia stalla della scorsa primavera!”

Tutti si convincono l’uno dopo l’altro, ed un nuovo incontro con Martin è deciso.

13. Presso il fabbro di catene

Ci fu una vera tempesta presso il banchiere:

— “Il denaro è raro sull’Isola, Signor Martin, perché voi ce lo togliete. Vi paghiamo, vi paghiamo, e vi dobbiamo ancora più di prima. Lavoriamo, facciamo le terre più belle, ed ecco che siamo più mal presi di prima che voi arrivaste. Debito! Debito! Debito fin sopra i capelli!”

— “Orsù! miei amici, ragioniamo un po. Se le vostre terre sono più belle, è grazie a me. Un buon sistema bancario è il più bel attivo per un paese. Ma per approfittarne bisogna, prima di tutto conservare la fiducia nel banchiere. Venite a me come ad un padre… Voi volete altro denaro? Molto bene. Il mio barile d’oro vale molte volte mille dollari… Tenete, io ipotecherò le vostre nuove proprietà e vi presterò immediatamente altri mille dollari.”

— “Ancora più di debiti? Ancora più interessi da pagare ogni anno, e che non finiranno mai?

— “Si, ma, io ve ne presterò ancora altrettanto perché voi possiate aumentare la vostra ricchezza fondiaria; e voi non mi restituirete che l’interesse. Voi accumulerete i prestiti, li chiamerete: debito consolidato. Debito che potrà aumentare di anno in anno. Ma aumenterà anche il vostro reddito. Grazie ai miei prestiti, voi svilupperete il vostro paese.”

— “Allora, più il nostro lavoro farà produrre l’Isola, più il nostro debito totale aumenterà?”

— “Come in tutti i paesi civilizzati, il debito pubblico è un barometro della prosperità.”

14. Il lupo mangia gli agnelli

— “Questo è quello che voi chiamate denaro sano, Signor Martin? Un debito nazionale divenuto necessario ed inestinguibile, tutto questo non è sano, è malsano.”

— “Signori, ogni denaro sano deve essere basato sull’oro e deve uscire dalla banca allo stato di debito. Il debito nazionale è una buona cosa: esso mette i governi sotto la saggezza incarnata nei banchieri. E come ogni buon banchiere, io sono una fiaccola di civiltà nella vostra Isola.”

— “Signor Martin, noi non siamo che degli ignoranti, ma noi non vogliamo affatto quella civiltà. Noi non prenderemo più a prestito un solo soldo da voi. Denaro sano o non sano, noi non vogliamo più fare affari con voi.”

— “Mi dispiace questa decisione goffa, Signori. Ma, se rompete il contratto con me, io ho le vostre firme. Rimborsatemi immediatamente tutto, capitale e interessi.”

— “Ma, questo è impossibile, Signore. Anche restituendovi tutto il denaro dell’isola, non saremmo comunque liberi.”

— “Io non posso farci niente. Avete voi firmato, si o no? Si! Ebbene, in virtù della santità dei contratti, io sequestro tutte le vostre proprietà ipotecate, come convenuto tra noi, al tempo in cui eravate cosi contenti di avermi. Voi non volete servire con le buone la potenza del denaro, voi la servirete con la forza. Voi continuerete a sfruttare l’Isola, ma per me e alle mie condizioni. Andate. Io vi darò i miei ordini domani.”

15. Il controllo del giornali

Martin sa che colui che controlla il sistema ‘monetario di una. nazione, controlla questa nazione. Ma lui sa anche, che, per mantenere questo controllo bisogna mantenere il popolo nell’ignoranza e distrarlo con altre cose.

Martin ha notato che, tra i cinque uomini, due sono conservatori et tre sono liberali. Lo ha notato dalle conversazioni dei cinque, la sera, soprattutto da quando sono diventati suoi schiavi. E il perfido Martin farà di tutto per aumentare le loro divisioni politiche.

Di quando in quando, Enrico, meno partigiano, suggerisce un accordo fra gli elettori, per meglio risolvere insieme, una situazione che produce danni per tutti… ma l’unità dei cittadini del villaggio è molto pericolosa per la dittatura.

Martin si applicherà dunque per inasprire le loro discordie politiche il più possibile.

Si serve della sua piccola pressa per pubblicare due foglietti settimanali: “Il Sole” per i rossi; “La Stella” per i blu.

“Il Sole”, in sostanza dice: Se voi non siete più padroni nel vostro paese, è a causa di questi arretrati dei blu, sempre attaccati ai grossi interessi.

“La Stella” dice in sostanza: Il vostro debito nazionale è opera dei maledetti rossi, sempre pronti a qualsiasi avventura politica.

E i nostri due gruppi politici litigano sempre di più, dimenticando il vero fabbro di catene, il controllore del denaro, Martin.

16. Un relitto prezioso

Un giorno, Tommaso, l’ingegnere, scopre, incagliata nel fondo di un ansa, alla fine dell’Isola e nascosta da alte erbe, una scialuppa di salvataggio, senza remi, ma insieme a pochi altri oggetti inservibili una cassa ben conservata.

Egli apre la cassa: trova solo pochi stracci e qualche altre cose ma la sua attenzione si ferma su un libro-album intitolato: “Primo Anno Verso il Domani”

Curioso, il nostro uomo si siede e apre questo libro. Egli legge. Egli divora. S’illumina e ad un certo punto esclama “ecco ciò che avremmo dovuto sapere da molto tempo.”

Il denaro non trae affatto il suo valore dall’oro, ma dai prodotti che il denaro compra.

“Il denaro può essere una semplice contabilità i crediti passano da un conto all’altro secondo le compre e le vendite. Il totale del denaro è in rapporto con il totale della produzione.

“Ad ogni aumento della produzione, deve corrispondere un aumento equivalente del denaro… Mai interesse da pagare sul denaro in circolazione… Il progresso non è rappresentato, da un debito pubblico, bensì da un dividendo uguale per ciascuno… I prezzi regolati secondo il potere di acquisto per un coefficiente dei prezzi… Il Credito Sociale…”

Tommaso non si tiene più dall’entusiasmo. Si alza e corre con il suo libro a fare partecipi della sua splendida scoperta i suoi quattro compagni.

17. Il denaro, semplice contabilità

E Tommaso si installa professore:

“Ecco, dice egli, quello che avremmo potuto fare, senza il banchiere, senza oro, senza firmare alcuno debito.

“Io apro un conto al nome di ciascuno di voi. A destra, i crediti, che fa aumentare il vostro conto; a sinistra, i debiti, che lo fa diminuire.

“Noi volevamo ciascuno $200 per cominciare. Di comune accordo, decidiamo d’iscrivere per ognuno un credito di 200. Ciascuno ha immediatamente $200.

“Francesco compra da Paolo dei prodotti per $10. Io tolgo a Francesco 10, gli resta 190. Aggiungo 10 a Paolo, ha adesso 210.

“Giacomo compra da Paolo per $8. Tolgo 8 a Giacomo, gli resta 192, mentre Paolo, lui sale a 218.

“Paolo compra legna da Francesco $15. Io tolgo 15 a Paolo, resta con 203; aggiungo15 a Francesco che risale a 205.

“E cosi di seguito; da un conto all’altro, tutto come i dollari di carta vanno da una tasca all’altra.

“Se qualcuno di noi ha bisogno di denaro per aumentare la sua produzione, si apre il credito necessario per lui, senza interesse. Egli rimborsa il credito una volta venduta la produzione. La stessa cosa per i lavori pubblici.

“Si aumentano periodicamente anche i conti di ciascuno di una somma addizionale, senza togliere niente a nessuno, in corrispondenza al progresso sociale. Questo è il dividendo nazionale. Il denaro è cosi uno strumento di servizio.”

18. Disperazione del banchiere

Tutti hanno compreso. La piccola nazione è diventata creditista. L’indomani, il banchiere Martin riceve una lettera firmata dai cinque:

“Signore, voi ci avete indebitati e sfruttati senza alcuna necessità. Noi non abbiamo più bisogno di voi per reggere il nostro sistema monetario. Noi avremo ormai tutto il denaro che ci bisogna, senza oro, senza debito, senza ladro. Noi stabiliamo immediatamente nell’Isola dei Naufraghi, il sistema del Credito Sociale. Il dividendo nazionale sostituirà il debito nazionale.

“Se voi tenete al vostro rimborso, noi possiamo rimettervi tutto il denaro che avete fatto per noi, non di più. Voi non potete reclamare quello che non avete fatto.”

Martin è in disperazione. È il suo impero che crolla. I cinque diventati creditisti, il mistero del denaro o del credito non esiste più per loro.

“Cosa fare? Pensa Martin. Chiedere loro perdono, diventare come loro? Io, banchiere, fare questo?.. Assolutamente no! Io cercherò piuttosto di non aver bisogno di loro e di vivere in disparte.”

19. Soperchieria scoperta

Per proteggersi contro ogni eventuale futura richiesta, i nostri uomini hanno deciso di far firmare dal banchiere un documento attestando che egli possiede ancora tutto quello che aveva arrivando nell’Isola e quindi si procede a fare l’inventario generale: la barca, la piccola pressa e… il famoso barile d’oro. Bisognò che Martin indichi il luogo per poter dissotterrare il barile. I nostri uomini lo tirano fuori dal buco, con molto meno rispetto questa volta. Il Credito Sociale ha insegnato loro a disprezzare il feticcio dell’oro.

L’ingegnere, alzando il barile, trova che per essere dell’oro, non pesa poi molto: “Io ho molti dubbi che questo barile sia pieno d’oro.” L’irruento Francesco non esita più. Un colpo d’accetta ed il barile rivela il suo contenuto: di oro, neanche una oncia! Pietre niente altro che volgari pietre senza valore!…

I nostri uomini fanno fatica a crederci !

— “E pensare che egli ci ha imbrogliati a questo punto, il miserabile! Quanto siamo stati creduloni. Ma come abbiamo fatto a cadere così in estasi di fronte alla solo parola: ORO!”

— “ E noi abbiamo ipotecato tutte le nostre proprietà per avere dei pezzi di carta senza valore basati su quattro palate di pietre ! Ladro e bugiardo.”

— “E pensare che noi abbiamo litigato e ci siamo odiati per mesi e mesi per una tale truffa ed a causa di questo dannato demonio!”

Francesco non fece in tempo ad alzare l’accetta che il banchiere partiva verso la foresta a tutta velocità.