martedì 30 agosto 2011

Perchè noi siamo migliori di loro....

Pubblicato sul mensile Il Lavoro Fascista, aprile 2001.


Articolo del Segretario Nazionale del Movimento Fascismo e Libertà, Dottor Carlo Gariglio

*****

Diciamo la verità, chiunque abbia una minima parte di cervello funzionante, sa bene che fra noi ed i tristi epigoni del comunismo ci sono anni luce di distanza. Ovviamente, parlando di “noi” mi riferisco ai pochi veri fascisti e nazionalsocialisti rimasti, non certo alla teppaglia della cosiddetta “estrema destra” che tanto assomiglia alla teppaglia di sinistra, sia nei comportamenti assolutamente incivili, sia nella totale mancanza di argomentazioni politiche, nonché nella vergognosa mania di strumentalizzare le disgrazie altrui per farsene falsi portavoce.

Lasciando da parte l’estrema destra, che non ci interessa affatto, la sinistra, ovunque ha avuto modo di applicare le teorie criminali della quale si fa portatrice, non ha creato nulla al di fuori di oppressione, gulag, stermini di oppositori e regimi politici retti esclusivamente da carri armati e cumuli di menzogne. Il Fascismo, al contrario, ha lasciato dietro di sé una traccia di conquiste sociali e Leggi all’avanguardia che nessun menzognero storico di sinistra riuscirà mai a cancellare del tutto; nonostante si affannino a definire il Fascismo come “braccio armato della borghesia e del capitale”, venti anni di Leggi sociali a favore dei meno abbienti e dei lavoratori sono là a dimostrare le infami menzogne dei “vincitori”.

Come mi è capitato più volte di dire, il Fascismo realizzò in un solo Ventennio (in Italia, perché in Germania lo realizzò in ancora meno tempo!) tutto quello che la sinistra ha sempre promesso e mai realizzato in nessuna parte del mondo ed in nessuna epoca storica.

Ma nonostante le prove di quanto dico siano scritte nella Storia, a disposizione di chiunque sappia leggere dei libri cartacei o delle informazioni virtuali disponibili in rete, ci sono ancora tanti idioti benpensanti convinti che il Fascismo sia il male assoluto, mentre la sinistra, in tutte le salse, sia l’unica vera difesa per le classi umili. Lorsignori, pur avendo sulle spalle qualcosa come 200 milioni di morti causati dai dittatori comunisti, riescono a spacciarsi per difensori della libertà di espressione, così come fanno i vigliacchi partigiani d’Italia, ovvero quelli che volevano sostituire al regime umano e moderato voluto da Mussolini, il regime criminale ed inumano di Stalin… Ed il bello è che pretendono anche di accusare gli altri di essere illiberali e di volere negare la libertà di espressione al popolo!

Per vedere quanto questi sudici figuri della sinistra italiana (e non solo) amino la libertà di espressione e siano tolleranti con chi non la pensa come loro, basta guardare i loro comportamenti attuali ed i loro slogan… Per loro uccidere un Fascista continua a non essere reato, e cercare di imporre la volontà di poche migliaia di pidocchiosi dei cosiddetti centri sociali a milioni di cittadini, continua ad essere cosa del tutto normale, specie se tentano di ottenerla con i loro assalti alle forze dell’ordine ed alla cosa pubblica. Di recente abbiamo toccato con mano quale sia il loro concetto di dialogo: sprangate, bottiglie molotov, bombe carta e tutto il resto dell’armamentario del perfetto terrorista pidocchioso, allevato a suon di “resistenza”, antifascismo e indegne porcate simili.

Lo scopo di questo articolo è, però, un altro… Infatti, quanto detto poc’anzi è di pubblico dominio, disponibile, come dicevo, per chiunque abbia una porzione di cervello ancora attiva, mentre alcuni episodi che mi ripropongo di rendere pubblici, mettono in luce impietosamente la squallida ipocrisia della sinistra e dei suoi vari epigoni appartenenti a sigle e siglette di ogni tipo, basandosi sull’esperienza diretta e su fatti sconosciuti ai più.

Una breve premessa è d’obbligo: noi Fascisti, ed il sottoscritto primo fra tutti, siamo caratterizzati da una forte onestà intellettuale e dall’assenza di preconcetti; chiunque può dire cose giuste, anche se appartiene ad una corrente politica diversa dalla nostra, e dovere di ogni persona onesta è riconoscere la giustezza di certe posizioni. Così ho ed abbiamo sempre fatto, ma in ogni occasione questa onestà si è scontrata con la stomachevole tendenza dei sinistri ad appropriarsi arbitrariamente di tematiche e problemi vari non per contribuire a risolverli realmente, ma semplicemente per strumentalizzarli e piantare le loro bandierine rosse sul tutto.

Diversi mesi fa, tanto per fare un primo esempio concreto, ci imbattemmo in una petizione online voluta da uno dei tanti oscuri gruppuscoli della sinistra italiana… Tale petizione aveva come scopo dichiarato quello di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sulle condizioni di vita dei residenti di Gaza, ovvero la prigione a cielo aperto voluta dai macellai dello Stato – pirata detto Israele. Ovviamente, come avrebbe fatto qualsiasi essere umano dotato di raziocinio (quindi NON di sinistra!), ci siamo precipitati a firmare la petizione, chi sottolineando la sua appartenenza al MFL, chi qualificandosi semplicemente con la propria professione… Ebbene, anche se non ci crederete, abbiamo constatato, poco tempo dopo, che dall’elenco dei sottoscrittori erano stati eliminati tutti i nominativi collegabili al MFL, mentre erano stati lasciati quelli dei Camerati che non avevano indicato la loro appartenenza partitica!

Ora, non vorrei violentare l’intelligenza di nessuno sottolineando cose lapalissiane, ma quando si ha veramente a cuore una causa e si lancia una petizione, così come una proposta referendaria o di Legge popolare, l’obiettivo unico è raccogliere quante più firme possibili, fossero anche quelle di Belzebù e Lucifero.. Arrivare alla ignobile bassezza rossa di sabotare la propria iniziativa pur di fare torto a dei Fascisti, dimostra meglio di ogni altra cosa quanto questi sudici essere se ne infischino della sorte dei Palestinesi; per loro, l’unica cosa importante è trovare qualcosa su cui piantare le loro bandierine rosso sangue, fosse anche un cadavere.

Più di recente, abbiamo avuto prova del fatto che questi comportamenti criminali non sono affatto casuali, bensì abituali per il lerciume che si nasconde dietro alla vuota parola “sinistra”.

Prima di scendere in particolari, un piccolo inciso. Mesi fa mi imbattei per caso nel blog di un certo Andrea Carancini: http://andreacarancini.blogspot.com/; tale blog è incentrato sul revisionismo olocaustico, ed è molto ben documentato e completo, ragion per cui, senza neppure chiedermi chi fosse l’autore ed a che corrente politica appartenesse, lo segnalai subito fra i collegamenti consigliati da siti e blog facenti capo al MFL-PSN. Inoltre, gli dedicai un breve articolo, inserendo a seguire uno dei tanti articoli revisionisti pubblicati dal Carancini: http://www.lavvocatodeldiavolo.biz/?p=486. Come spiegai nell’articolo suddetto, aldilà dell’appartenenza politica del singolo individuo, l’unico mio intento era: “contribuire a rendere un servizio alla libertà di pensiero ed a svegliare i cervelletti intorpiditi da decenni di lavaggio delle menti operati dai diffusori di menzogne olocaustiche”.

Non ebbi mai alcun contatto con il Carancini, fino a quando, il 18 aprile scorso, il Camerata Pier Giorgio Basile inviò questo comunicato al gruppo Yahoo riservato ai Militanti MFL-PSN: “Ave camerati, sul blog di Andrea Carancini ho trovato questo articolo:http://andreacarancini.blogspot.com/2011/04/il-conto-della-freedom-flotilla-paga\to.html
In fondo si parla di una manifestazione nazionale il prossimo 7 Maggio a Roma per la fine dell’assedio di Gaza, per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, per il sostegno alle lotte dei popoli arabi per la libertà e la giustizia sociale. Ho pensato ad una nostra eventuale partecipazione come MFL-PSN; con il consenso del Segretario Nazionale scriverò agli organizzatori manifestando una nostra volontà di partecipazione. Vi terrò aggiornati; intanto, se qualcuno offre la propria di disponibilità a partecipare a tale evento mi faccia sapere che ci si inizia ad organizzare.

Cameratescamente,

Pier Giorgio Basile – MFL Abruzzo – Capo Provincia L’Aquila”

Memore dei fatti raccontati poco sopra, anticipai chiaramente al Camerata Basile come sarebbe finita, ma lo autorizzai a provare comunque a contattare gli organizzatori. Nel frattempo, svariati Camerati, specie quelli più vicini a Roma, si mettevano a disposizione del Basile per partecipare alla manifestazione…
Ed ecco la prova di come è finita:

Cari camerata, vi incollo qui di seguito il mio messaggio di richiesta di adesione alla manifestazione di cui vi parlavo nonché la risposta ricevuta.

Mio messaggio: “Salve,
parlo a nome del Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale (MFL-PSN); vorremmo aderire a tale alla manifestazione indetta per il prossimo 7 Maggio a Roma dal Coordinamento Nazionale della Freedom Flotilla Italia, su un link abbiamo visto che per aderire bisognava scrivere a questo indirizzo mail. In particolare, come si svolgerà tale manifestazione? Orari, luoghi etc.. Vi ringraziamo.

Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale”

Ed ecco qui di sotto la pronta risposta:

“Adesione non gradita. Non fatevi vedere nemmeno dipinti”.

L’immenso fetore antifascista a quanto pare arriva ovunque! A quanto pare decidono loro chi può partecipare e chi no ad una manifestazione nazionale, questa si che è libertà!
Cameratescamente,

Pier Giorgio Basile – MFL Abruzzo – Capo Provincia L’Aquila.

Giusto per non lasciare nulla al caso e verificare con certezza se anche il Carancini avesse questa infima statura morale, inviai direttamente al suo blog, come commento all’articolo che reclamizzava la manifestazione, una durissima nota di protesta, allegando la risposta ricevuta dalle masse di sterco rosse con le quali il Carancini mostrava di essere “culo e camicia”… Ovviamente il compagnuccio di merende Carancini copriva l’operato di questi ammassi di letame in camicia rossa, cancellando senza pubblicarlo il mio commento di denuncia!

Solita storia quando si ha a che fare con il sottosviluppo mentale dei sinistri di tutte le risme: gridano contro il regime che boicotta chi difende i palestinesi, ma boicottano loro per primi quelli che li difendono realmente e da sempre perché ci credono, e non per mettere in mostra le loro bandierine rosso sangue; tuonano contro la religione olocaustica, ma se il revisionista non viene da sinistra lo chiamano “sporco nazista”; blaterano a vanvera di libertà di espressione e pensiero, ma se qualcuno non esprime tristi pensieri di sinistra, gli impediscono di parlare e manifestare…

Qualcuno conosce una parola che descriva meglio gli appartenenti a tutte le sinistre del mondo, oltre a MERDE?

Potrei terminare qui, ma priverei i Camerati lettori di una buona dose di risate da farsi alla faccia dei più ridicoli e disinformati sostenitori della sinistra, ovvero l’arcipelago del mondo Gay – Trans – Lesbo denominato Arcigay… Intendiamoci, non è affatto mia intenzione esprimere concetti omofobici od offensivi sulla sessualità di lorsignori, in quanto il mio considerarli ridicoli non è riferito alla loro condizione di gay, bensì a quelli di estimatori della sinistra!

Se costoro, infatti, si fossero presi la briga di leggere anche qualche libro, oltre che perdere tempo ad urlare contro le presunte discriminazioni che subirebbero, saprebbero bene che se ci furono dei regimi veramente repressivi e criminali nei confronti dei gay furono proprio quelli rossi… Ed a sostenerlo non sono io, bieco Fascista, ma addirittura il Dott. Enrico Oliari, uno dei leader del gruppo “Gaylib”, ovvero quella piccola parte del mondo gay che quanto meno non ha svenduto la propria dignità alla sinistra in cambio di un minimo di sostegno e visibilità: “Benché, tendenziosamente, spesso vengano ricordati solo gli omosessuali perseguitati dal nazi-fascismo, in realtà l’omosessualità è stata condannata, anche duramente, in molti paesi comunisti, quasi a dimostrare che l’omofobia non ha colore. Cinquantamila gli omosessuali scomparsi nei Gulag sovietici, senza contare quelli internati in Cina, a Cuba ed in molti altri paesi soggetti a regime comunista. Nonostante fu lo stesso Che Guevara ad inventare i campi di concentramento (UMAP) per i gay cubani, durante ogni gay pride è possibile vedere centinaia di giovani con il suo volto ritratto su bandiere e maglie, quasi le sofferenze e gli orrori patiti dalle vittime non abbiamo nessuna importanza. Ipocrisia, dovuta all’ignoranza, dovuta alla svendita della dignità propria e di tutti ai partiti”. (http://www.oliari.com/storia2/comunismo.html).

Ma torniamo al discorso principale; alcuni mesi or sono, con mia somma sorpresa, all’indirizzo mail della Segreteria Nazionale MFL cominciarono ad arrivare periodicamente i comunicati stampa dell’Arcigay, tutti firmati da tal Stefano Bolognini, responsabile dell’ufficio stampa.

Inizialmente pensai allo scherzo di qualche mattacchione, dato che in molti siti è possibile richiedere l’invio di newsletter inserendo l’indirizzo mail di qualsiasi sconosciuto… Ma visitando i siti dell’Arcigay e non trovando alcun modo per richiedere l’invio della loro rassegna stampa, capii che l’inserimento dei nostri recapiti era stato volontario, ovvero opera se non proprio del suddetto responsabile, quanto meno di qualcuno molto vicino a lui, magari addetto ad aggiornare le liste di indirizzi cui inviare i comunicati.

Francamente fui quasi contento della cosa: finalmente questi signori, pensavo, hanno messo da parte il loro ridicolo antifascismo e ci considerano interlocutori politici e sociali al pari degli altri… Quanto mi sbagliavo!

Fra un comunicato e l’altro, alcuni quasi condivisibili, altri semplicemente farneticanti, mi sono presto reso conto che gli esponenti dell’Arcigay hanno ben presto acquisito la mentalità dei comunisti che ipocritamente fingono di appoggiarli; infatti, esattamente come i loro maestri, si riempiono la bocca di paroloni quali tolleranza, rispetto, libertà, citando la Costituzione un giorno sì e l’altro anche, ma se qualcuno osa contraddirli con qualsiasi semplicissima osservazione, sono pronti a vomitare parole d’odio e persino a pretendere Leggi a loro tutela… L’uguaglianza fra tutti i cittadini che dicono di pretendere è la tipica uguaglianza alla maniera comunista: per loro tutti i diritti, per gli altri ostracismo e repressione.

Tanto per fare capire il loro modus operandi, e forse anche il perché dei comunicati inviati al MFL, riporto a seguire un breve passo di un comunicato stampa del 28 aprile:

“Comunicato stampa. Europride Roma 2011. I Gladiatori si amano? Ecco le prove.
Il bacio sulle labbra tra due gladiatrori nello spot di Europride Roma 2011 (visibile al link: http://www.youtube.com/watch?v=ujy-1KTbht0) ha suscitato l’indignazione di Pdl e della Fiamma tricolore.
In particolare Fabio Sabbatani Schiuma, componente dell’esecutivo romano del PdL ha dichiarato: “L’ennesima e inutile pagliacciata lo spot dei due gladiatori che si baciano in bocca: non aiuta di certo la condivisibile da tutti battaglia sui diritti civili delle persone”. Lo ha seguito nello sfoggio di pregiudizio anche Stefano Tersigni, il Segretario Romano e Dirigente della Fiamma Tricolore Destra Sociale che, in un comunicato stampa, ha detto: “Vergognoso il video ufficiale di Europride Roma 2011. La predetta manifestazione, che celebrerà l’orgoglio lgbtqi italiano ed europeo a Roma, sarà come il suo spot: una pagliacciata (…)”.

Ecco dunque la discriminante; liberi loro di pretendere i matrimoni gay, l’adozione di figli, le Leggi speciali a loro tutela e certe squallide manifestazioni che hanno quale unico scopo quello di oltraggiare il comune senso del pudore, ma se altri osano dissentire anche solo con un semplice scritto, si scatenano tuoni e fulmini, accompagnati dallo sputtanamento degli autori, citati con nome, cognome e partito di appartenenza.

A riprova di quanto sopra, ecco un altro illuminante brano tratto da un comunicato dell’Arcigay datato 29 aprile:

“Con un comunicato diffuso nella serata di ieri il Partito democratico ha aderito ufficialmente a Europride Roma 2011, la manifestazione dell’orgoglio lgbt europeo.
Nel comunicato si legge: “Il Partito Democratico sostiene Europride 2011, manifestazione europea per i diritti e l’uguaglianza delle persone GLBT che si terrà a Roma nel mese di giugno 2011.
Il valore dell’uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini – affermato solennemente dalla Carta Costituzionale – e la rimozione di ogni discriminazione, incluse quelle basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, sono parte integrante del patrimonio e dei valori del nostro partito e dei partiti socialisti e democratici europei. L’Italia sconta peraltro un grave ritardo legislativo nei confronti dei cittadini GLBT e recentemente la Corte Costituzionale ha sottolineato che al Parlamento spetta legiferare sulle unioni omosessuali”.
“Il Partito Democratico – continua la nota – è impegnato, in parlamento e nelle sedi di partito, a favorire la conoscenza di un fenomeno sociale di crescente rilevanza e ad individuare soluzioni legislative tali da assicurare a tutti i cittadini, anche in Italia, diritti che sono ormai patrimonio consolidato della civiltà giuridica del nostro continente. La delegazione ufficiale del Partito Democratico a Europride 2011 comprenderà Ivan Scalfarotto, Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico; Ettore Martinelli, Responsabile Diritti della Segreteria del PD; l’Onorevole Anna Paola Concia e l’Onorevole David Sassoli, capogruppo del PD al Parlamento Europeo”.

Il Partito democratico si aggiunge così a Idv, Radicali italiani, Sel e al Partito marxista-leninista italiano (PMLI) che hanno inviato la loro adesione alla manifestazione nei giorni scorsi (…)”.

Le parti evidenziate in grassetto dal sottoscritto sono le più interessanti… Poche righe sotto la solita litania circa l’uguaglianza fra tutti i cittadini affermata dalla Costituzione, e rifiutata in primis proprio da questi sinistri da strapazzo, l’Arcigay si vanta del sostegno del PMLI, partitino microscopico che esalta sul suo sito assassini riconosciuti come Lenin, Stalin e Mao, proponendosi come metodo di azione politica l’omicidio dell’attuale premier tramite incitazioni inequivocabili del tipo: “Una nuova piazzale Loreto per il neoDuce Berlusconi”! Ogni lettore potrà giudicare da solo l’orrore che suscitano certi mascalzoni con le loro farneticanti iconografie omicide, dando uno sguardo ad un paio di foto tratte dal loro sito e pubblicate qui a lato.

Con buona pace delle decine di migliaia di gay trucidati dai “maestri” del PMLI nei gulag ricordati dallo scritto del Dott. Enrico Oliari riportato poc’anzi! Ed alla faccia delle Leggi liberticide volute da questi mascalzoni ai danni dei Fascisti (e dei presunti tali) dopo che le baionette straniere li avevano rimessi al potere in Italia nel 1945!

Ovviamente, nessun magistrato rosso si è mai preso la briga di indagare questi farabutti per apologia di reato, incitamento all’odio ed alla violenza e decine di altri reat; i compagni (di merende) in toga sono tutti troppo occupati a monitorare i siti Fascisti ed a procedere duramente contro chi osa fare il saluto romano in piazza!

Non temete, Camerati lettori, la storia che vi stavo raccontando non è finita!

Sempre il 28 aprile, in ben due mail consecutive inviateci alle ore 17:28 e 17:34 ci giungeva il seguente invito:

“E’ nostro piacere invitarla alla conferenza stampa di presentazione della Campagna nazionale contro l’omofobia 2011 organizzata da Arcigay che si terrà mercoledì 4 maggio alle 11, presso la sede di rappresentanza Arcigay in via di San Giovanni in Laterano 10 a Roma.
Saranno presenti: Paolo Patanè, Luca Trentini, Paola Concia, Franco Grillini, Vladimir Luxuria. E’ stata invitata il Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna e i rappresentanti delle associazioni che hanno aderito alla campagna. Distinti saluti, Stefano Bolognini.
–
Stefano Bolognini
Ufficio Stampa Arcigay
Tel: 3486839779
Skype: ste_bolo

Tali parole erano accompagnate da un allegato Pdf che riproduciamo nella pagina successiva, giusto per fare capire a tutti che non si poteva trattare di un equivoco.

A questo punto decidevo di contattare il Camerata Augusto Sensi, il quale, oltre ad essere il nostro Vice Segretario Nazionale per il Centro Italia, vive e lavora proprio a Roma, sede dell’annunciata conferenza stampa dell’Arcigay; comunicavo, quindi, al Sensi di avere ricevuto questo invito riprodotto, che prontamente gli inoltravo, e chiedevo contemporaneamente se era interessato ed aveva la possibilità di recarsi a questa conferenza. Sensi, che da buon Fascista ragiona senza paraocchi ideologici e senza discriminazioni pretestuose, rispondeva di non avere nulla in contrario alla cosa: se ci tenevano tanto ad avere i Fascisti alla loro conferenza stampa, li avrebbero avuti.

Così, seguendo le istruzioni contenute nella mail di invito, il Camerata Sensi telefonava all’addetto stampa dell’Arcigay, Stefano Bologini… E qui cominciavano le comiche!

Il Bolognini, colto evidentemente di sorpresa, prendeva a bofonchiare frasi incerte, del tipo: “Ma siete veramente interessati a partecipare?”, o ancora: “Ma veramente avete ricevuto l’invito?”

Per uscire dall’imbarazzante situazione, il responsabile dell’ufficio stampa non trovava altro da fare che prendere tempo: “Mi dia il tempo di informarmi e mi richiami fra alcune ore”.

E dopo avere lasciato al sig. Bolognini tutto il tempo necessario per comprendere che sia lui, sia la sua organizzazione stavano facendo una figura meschina, il buon Sensi ha diligentemente richiamato, ricevendo una risposta di questo tipo: “Ci scusiamo, ma l’invito vi è giunto per errore, pertanto alla nostra conferenza non sarete graditi, in quanto noi dell’Arcigay siamo antifascisti convinti”.

Bontà sua, il mitico responsabile dell’ufficio stampa Arcigay, aggiungeva la seguente frase: “(…) Se comunque volete inviarci una vostra presa di posizione scritta sull’omofobia, la leggeremo volentieri (…)”.

Quale delicatezza e sensibilità! Data l’incomprensione, gli amici dell’Arcigay si dichiaravano addirittura lieti di leggere una nostra presa di posizione, ovviamente inviata da lontano, senza quindi fare vedere i nostri brutti ceffi di Fascisti, Nazisti, Razzisti e chissà cos’altro!

Ora, provate ad immaginarvi se fosse successa una cosa analoga, ma a parti invertite: noi del MFL che inviamo comunicati ogni giorno all’Arcigay per sfotterli, e loro che ci chiamano dicendo che avrebbero gradito partecipare ad una nostra conferenza stampa… Cosa sarebbe successo se gli avessimo risposto: “No, signori, non siete graditi in quanto froci?”

Immagino uno sciopero della fame di Pannella, un corteo antifascista capeggiato dal PMLI, un’inchiesta in TV sulle persecuzioni patite dai gay ad opera dei Nazifascisti e magari l’apertura di un bel fascicolo da parte di un compagno magistrato, pronto a procedere contro di noi per violazione della Costituzione e della Legge Mancino…!

Invece, dato che a discriminare sono loro, i lamentosi gay di sinistra, e ad essere discriminati siamo noi, cioè i Fascisti, Nazisti e Razzisti che non hanno diritto di parola, tutto è passato sotto silenzio.

Ovviamente, dato che non sono tipo da sopportare certe prese per il deretano senza neppure abbozzare una reazione, mi sono preso la briga di inviare una comunicazione scritta direttamente al mitico Sig. Bolognini:

“Preg.mo Sig. Bolognini,

da molto tempo riceviamo i Vs. comunicati stampa e, in ultimo il Vs. invito alla conferenza stampa… Invito che ci è giunto ben due volte, ieri, alle 17:28 ed alle 17:34… Un po’ troppo per pensare ad un errore, come Lei ha dichiarato oggi al nostro Vice Segretario Nazionale, Augusto Sensi.

Evidentemente avete inserito il nostro indirizzo mail come provocazione, convinti forse di ricevere risposte volgari che avreste certamente reso pubbliche, giusto per continuare con le Vs. litanie sui Fascisti brutti, sporchi e cattivi… Ma la provocazione non ha avuto successo, ed avete dovuto spiegare al nostro delegato romano che non era persona gradita alla Vs. conferenza stampa… Proprio Voi che da tempo immemorabile tuonate contro chi discrimina ed invocate l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Costituzione ed alla Legge. Siete in ottima compagnia, con i vari Di Pietro, Vendola e “sinistri” assortiti, sempre pronti a recitare il ruolo delle vittime, ma ancora più pronti a discriminare in base al credo politico… Eppure l’articolo 21 di quella Costituzione che tanto invocate recita, fra l’altro: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, mentre l’art. 49 dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”…. Per non parlare dell’articolo 3, che recita, fra l’altro: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ma forse voi, come tutta la sinistra italiana, siete ferrati soltanto in Disposizioni Transitorie, vero? O più semplicemente, siete specializzati nel reclamare soltanto DIRITTI per voi stessi, mentre ve ne infischiate dei diritti altrui?

Prendiamo comunque atto, senza polemiche, del fatto che l’Arcigay non gradisce alle sue conferenze stampa i Fascisti, e che invia loro inviti e comunicati solo al fine di provocarli e studiarne le reazioni…

In ogni caso, qualora vogliate allargare i Vs. orizzonti, Le invio il link relativo ad una mia vecchia intervista, ove potrete verificare le nostre posizioni sull’argomento gay: http://www.oliari.com/interviste/gariglio.html

Le consiglio, infine, di visitare la seguente pagina dello stesso autore: http://www.oliari.com/storia2/comunismo.html.

Potrete verificare che con un minimo di cultura storica in più molti esponenti del mondo gay potrebbero evitarsi la figuraccia di dirsi antifascisti e di manifestare, invece, avendo a fianco bandiere cubane e ritratti del Che… Come evidenzia il buon Dott. Enrico Oliari, che non è né Fascista, né eterosessuale, né omofobo (indi, potete fidarvi), “Nonostante fu lo stesso Che Guevara ad inventare i campi di concentramento (UMAP) per i gay cubani, durante ogni gay pride è possibile vedere centinaia di giovani con il suo volto ritratto su bandiere maglie, quasi le sofferenze e gli orrori patiti dalle vittime non abbiamo nessuna importanza. Ipocrisia, dovuta all’ignoranza, dovuta alla svendita della dignità propria e di tutti ai partiti”.

Detto questo, la saluto cordialmente e Le chiedo cortesemente di evitare in futuro l’invio di Vs. comunicati… Dato che siete fieri di dirvi antifascisti, evitate di coinvolgere chi è orgogliosamente Fascista nelle vostre questioni e nelle vostre provocazioni.

Dott. Carlo Gariglio – Segr. Naz. MFL
www.fascismoeliberta.info
www.lavvocatodeldiavolo.biz”

Pensate che il Sig. Bolognini, o qualsiasi altro esponente dell’Arcigay, abbia trovato il coraggio di replicare in alcun modo alla missiva di cui sopra? Pensate che abbiano avuto una qualche impennata d’orgoglio per provare, almeno, a mettere una pezza alla meschina figura fatta dall’Arcigay?

Nossignori! Loro, i fieri antifascisti sempre pronti ad esigere il pieno rispetto della Costituzione, incassano in silenzio e si limitano ad eliminare il nostro indirizzo mail dalla loro lista di indirizzi cui inviare i comunicati stampa!

Ecco, dunque, l’ennesima prova provata di quanto vado sostenendo dall’inizio dell’articolo… A lorsignori rossi dà noia la repressione quando la subiscono, non quando la fanno subire… La Costituzione si invoca per reclamare diritti, ma diventa lettera morta quando gli stessi diritti li dovrebbe garantire agli altri… Le libertà di espressione e manifestazione valgono solo per chi inalbera stracci rosso sangue al posto delle bandiere… Il revisionismo storico si può fare solo da sinistra, altrimenti diventa bieco Nazismo…

E così, torniamo alla domanda che ho già posto: esiste altro modo efficace per definirli al di fuori di MERDE?

Ed esistono persone pensanti ed in buona fede che possano schierarsi politicamente a fianco di questi luridi ipocriti nostalgici di gulag e di raffiche di mitra alla schiena in stile partigiano per chi non la pensa come loro?

NO!

Carlo Gariglio

www.fascismoeliberta.it


http://chessaandrea.blogspot.com/2011/08/perche-noi-siamo-migliori-di-loro.html

lunedì 29 agosto 2011

Il pensionato più pagato d’Italia: 1369 euro al giorno

Felice Crosta

L'ultimo grand commis dell'ente più generoso d'Italia, alla fine, si è portato a casa una pensione da favola: mezzo milione di euro l'anno. Ha lottato un paio d'anni, l'avvocato Felice Crosta, per un diritto che alla fine gli è stato riconosciuto dalla Corte dei Conti. Quei soldi gli spettano. Perché così ha stabilito una legge della Regione siciliana, approvata nella stagione d'oro del governatore Cuffaro. E l'amministrazione, proprio in questi giorni, si sta adeguando, aprendo la cassa. Mezzo milione. Cioè 41.600 euro al mese, 1.369 euro al giorno. Cifra lorda, sia chiaro. Ma destinata a fare impallidire persino capi di Stato, governatori di Bankitalia e giudici della Corte costituzionale: Giorgio Napolitano, per dire, ha un'indennità annua di circa 220 mila euro. Carlo Azeglio Ciampi, prima di insediarsi al Quirinale, si vide riconoscere da Palazzo Koch una pensione da 34 mila euro al mese. (Repubblica)

La notizia riportata è un po’ datata (marzo 2010) e magari più di qualcuno ne era a conoscenza, ma non potevo non mostrare a tutti gli altri una cosa così vergognosa, continuando su quella strada già intrapresa e che ci porterà a fare i conti in tasca a un po’ di politici milionari!

Se l’altro giorno con Dini e Amato, che si aggiravano su compensi di 30 mila euro mensili, parlavamo di “rubare soldi agli Italiani”, con questo non saprei veramente trovare una “definizione”!

1369 euro al GIORNO, (per un totale di 41600 euro al mese di pensione) … uno stipendio (anche un po’ più alto) di un Italiano medio (con la piccola differenza che Crosta lo percepisce in un giorno, non in un mese) … e i nostri politicanti ancora parlano di alzare l’età pensionabile, quando per sistemare un po’ di cose, senza mettere ancora una volta le mani in tasca agli Italiani, basterebbe applicare un tetto massimo a queste pensioni … che sò 4-5 mila euro mensili (parliamo della pensione, e questi sono personaggi che da decenni e decenni percepiscono stipendi milionari) come budget massimo … ma naturalmente non gli è mai passata nell’anticamera del cervello una soluzione del genere … e mentre noi andremo in pensione quando ormai staremo sul punto di morte, loro continueranno ad arricchirsi sulle nostre spalle … questa è l’Italia!

http://www.stopcensura.com/2011/08/il-pensionato-piu-pagato-ditalia-1369.html


domenica 28 agosto 2011

I CRIMINI DEI VINCITORI









di Giorgio Pisanò

Anche ammesso che le "verità" imposte sui crimini di guerra attribuiti ai tedeschi,a cominciare dal genocidio degli ebrei, siano tutte indiscutibili, sta di fatto che i crimini compiuti dai vincitori durante e dopo il conflitto furono molto più numerosi e spaventosi: eccone un primo elenco.

È trascorso mezzo secolo dalla fine del secondo conflitto mondiale: mezzo secolo dominato dalla implacabile, martellante, quasi totalmente incontrastata valanga quotidiana di celebrazioni, rievocazioni, memoriali, ricostruzioni storiche e pseudostoriche degli eventi che dal 1939 al 1945
insanguinarono il mondo intero, ma soprattutto l'Europa e l'Asia.

Una valanga ampliata e moltiplicata dalla forza dirompente del mezzo televisivo che ha finito col plagiare i cervelli di almeno tre generazioni sulla base di un motivo dominante: vale a dire la barbarie, la ferocia disumana, la criminalità senza limiti dei vinti, responsabili di ogni nefandezza. Una barbarie sconfitta grazie al valore, alla disinteressata bontà, alla sconfinata umanità degli eroi belli, vendicatori e liberatori che, indossando le divise degli eserciti vincitori, seppero restituire ai popoli oppressi la possibilità di vivere in un mondo giusto e felice,
sconfiggendo la delinquenza organizzata italo-tedesco-nipponica. E a
dimostrazione e conferma di questa edificante favola, si riproducono
ossessivamente, da cinquanta anni, soprattutto le immagini filmate dagli
americani al loro arrivo in alcuni campi di concentramento tedeschi nei
giorni conclusivi del conflitto.

Montagne di cadaveri, masse cenciose di agonizzanti, cumuli di occhiali, di capelli, di denti già appartenuti a uomini e donne spietatamente eliminati
in nome di un'ideologia aberrante e dell'odio di razza. Forni crematori.
Camere a gas. Tutto vero, certamente, fino a prova contraria. Che nessuno
può azzardarsi ad avanzare perché, in Germania, è addirittura reato dubitare
della totale autenticità di queste documentazioni prodotte e imposte, dal
1945 in poi, dai vincitori.

Ma nonostante la ferrea, quasi invalicabile barriera protettiva eretta dai vincitori a difesa della favola bella dei "liberatori" che sconfissero il Male con le armi della giustizia e della umanità, larghe crepe cominciano ormai a prodursi in questa muraglia, e l'opinione pubblica inizia a capire che la "verità protetta" imposta dai vincitori è cosa diversa dai fatti così come si svolsero e, soprattutto, inizia a comprendere che, dietro a quella "verità", nascosta da quella "verità", ce n'è un'altra, che affiora sconvolgente e atroce: la verità sui crimini dei vincitori. Inizia a capire, in poche parole, che i crimini dei vinti (e ne sono stati commessi, così
come se ne commettono in tutte le guerre) sono stati moltipllcati,
esasperati, deliberatamente gonfiati, anche inventati di sana pianta, al
solo scopo di nascondere, o di fare dimenticare, ben altri, spaventosi
crimini: i crimini, appunto, dei vincitori. Siamo così di fronte ad una
materia esplosiva, che va portata alla luce dopo essere rimasta sepolta per
mezzo secolo. Una materia che allinea centinaia di migliaia di episodi, di portata singola e collettiva, e che coinvolge la storia, finora sconosciuta, di popoli interi. Noi ci sforzeremo, nei prossimi numeri di questa pubblicazione, di documentare, per ora, i grandi episodi di criminalità di cui i vincitori si sono resi responsabili, e invitiamo i lettori che ne siano a conoscenza a collaborare con questa nostra opera di documentazione, segnalandoci fatti, situazioni, protagonisti e testimoni. Cominceremo così a creare un archivio da lasciare a coloro che, dopo di noi, vorranno fare luce completa su questa terrificante pagina di storia che offende l'intera umanità. Ecco, intanto, un primo elenco di crimini dei vincitori.

I BOMBARDAMENTI TERRORISTICI ANGLO AMERICANI SULLE CITTÀ ITALIANE DOPO LA RESA DELL'8 SETTEMBRE 1943

Furono migliaia. Solo nel 1944, gli angloamericani effettuarono sull'Italia
centro-settentrionale, territorio della Repubblica Sociale Italiana, 4.541
incursioni, uccidendo 22.000 civili e ferendone oltre 36.000. Da ricordare,
inoltre, nel 1943, proprio durante i quarantacinque giorni di Badoglio, i
bombardamenti terroristici su Milano, Torino, Genova e, l'1 settembre, la
distruzione di Pescara, città completamente senza difesa contro le
incursioni aeree, e il bombardamento di Frascati, rasa al suolo con migliaia
di morti, solo perché ai comandi alleati era giunta notizia che in quella
cittadina laziale aveva sede il comando del Maresciallo Kesselring. Altro
selvaggio crimine da ricordare è il bombardamento di Treviso che, il giorno
di Venerdì Santo del 1944, venne distrutta da un feroce attacco aereo, senza
che nella città avessero sede basi militari o comandi italo-tedeschi. Solo a
guerra finita si seppe che l'incursione era stata decisa dopo che
un'informazione, proveniente da fonte antifascista clandestina, aveva comunicato che quel giorno Mussolini e Hitler dovevano incontrarsi a Treviso. L'informazione era sbagliata. Quel giorno i due Capi di Stato si incontrarono sì, ma al confine di Tarvisio. La spia antifascista scambiò TREVISO per TARVISIO e quell'errore costò la vita a quattromila abitanti della città veneta.

LE "MAROCCHINATE" DI ESPERIA

Il crimine venne compiuto dalle truppe marocchine che, al comando del
generale francese Juin, avevano combattuto a Cassino. Quale premio venne
concesso loro il diritto di rapina e la libertà di disporre delle donne italiane. Fu così che duemila donne di Esperia, cittadina laziale ad ovest di Cassino, vennero selvaggiamente aggredite, stuprate, violentate dai soldati di colore. Tutte: dai dieci agli ottantatrè anni. L'episodio diede origine a un film famoso, interpretato da Sofia Loren, "La Ciociara", che però non diede assolutamente la misura dell'entità del crimine.

IL MARTIRIO DELLE DONNE DELLA SLESIA

Ma se duemila furono le donne italiane stuprate dai marocchini ad Esperia,
di ben maggiore e apocalittica dimensione, fu la tragedia che si abbattè
sulle donne tedesche della Slesia, dove vennero considerate "bottino di
guerra" dalle truppe sovietiche conquistatrici, che ne violentarono, stuprarono e massacrarono oltre quattro milioni. E' una pagina, questa, sulla quale i vincitori hanno imposto per decenni il più totale silenzio. La tragedia iniziò quando la Slesia, regione orientale di confine della Germania, venne raggiunta e invasa dalle truppe dell'Armata Rossa che avanzavano verso occidente. In quelle terre martoriate non ci fu più legge umana né trattato internazionale che potesse valere, ma solo la legge della giungla e del terrore imposta dalle orde bolsceviche. Quattro milioni di donne violentate: quattro milioni di storie agghiaccianti che è vietato ricordare, delle quali esiste memoria scritta grazie alle autorità cattoliche della Germania Orientale che, nel dopoguerra, riuscirono a
raccogliere testimonianze e documenti. Sull'argomento vennero infatti
pubblicati, negli anni '50, alcuni "libri bianchi" a cura di monsignor Josef
Perche, già vescovo di Breslavia al momento dell'occupazione sovietica.
Alcuni di questi libri giunsero, agli inizi degli Anni '60, anche in nostre mani, e fu così che venimmo a conoscenza di questa terrificante pagina di storia, che cercammo di rendere nota dedicandovi " alcuni articoli sul settimanale "Candido". Ma la verità intera potrà diventare di pubblico dominio solo quando i tedeschi della Germania unificata si scrolleranno di dosso quel complesso di inferiorità che grava su di loro dai giorni della sconfitta e si decideranno a rivedere la loro storia, nel bene e nel male, documentando finalmente la verità per quanto riguarda non solo l' "olocausto" degli ebrei nei loro lager, ma anche l'olocausto della loro gente per mano di nemici spietati e criminali.


IL MASSACRO DEGLI INNOCENTI

Erano bambini tedeschi, ancora abbastanza piccoli e leggeri da poter essere
presi per i piedi, roteati in aria e scagliati con la testa a fracassarsi contro le ruote dei carri che li trasportavano. Questa fu la sorte spaventosa di migliaia di bambini tedeschi, in fuga con le loro famiglie dalle terre orientali della Germania verso occidente in lunghe colonne di carri trainati da buoi. Decine di migliaia di carri, centinaia di migliaia di donne e bambini terrorizzati, mentre gli uomini continuavano a combattere e a morire nell'illusione di contenere l'avanzata sovietica. Ma la marcia di queste colonne venne quasi sempre bloccata dai comunisti polacchi che controllavano ormai, in quelle ultime settimane di guerra, gran parte del territorio già occupato dai tedeschi nel 1939. A quei posti di blocco furono compiute atrocità inimmaginabili. Fucilazioni in massa dei profughi, stupri e violenze sulle donne indifese e, soprattutto, l'eliminazione sistematica
dei bambini tedeschi perché si spegnesse il "seme del popolo germanico".
Anche su questa allucinante pagina di storia è d'obbligo il silenzio da cinquantanni. Un silenzio rotto solamente una decina di anni or sono da un
documentato libro di Picene Chiodo, edito dalla Mursia, intitolato "E malediranno l'ora in cui partorirono", ma sul quale la pseudo­cultura antifascista ha fatto scendere un sudario tombale.


LE FOSSE DI KATYN

Le scoprirono i tedeschi, per caso, nel 1943 nel territorio polacco già occupato dai sovietici nel 1939: oltre 14.000 cadaveri mummificati in fosse di circa 30 metri per 16. Erano i cadaveri degli ufficiali polacchi catturati dai russi nel 1939. Indossavano tutti le loro divise. Avevano tutti le mani legate dietro alla schiena e presentavano, ognuno, un foro di proiettile alla nuca. I tedeschi denunciarono al mondo, con ampia documentazione, la spaventosa realtà e la fecero analizzare da una commissione della Croce Rossa internazionale. La conclusione fu che lo
spaventoso massacro era stato deciso ed attuato dai sovietici che avevano
voluto così eliminare spietatamente la classe borghese, vale a dire la classe dirigente polacca, interamente cattolica e anticomunista. La commissione della Croce Rossa giunse anche ad accertare che il massacro era stato attuato da speciali reparti della "Ghepeù" (la polizia segreta sovietica) nelle prime settimane del 1940, poco dopo la resa dell'Armata polacca. Ma i russi gridarono subito che la slrage di Kalyn l'avevano compiute i tedeschi: i loro alleali liberalcapitalisli, nonostante conoscessero perfettamente la verità, si adeguarono al loro volere. Così, per decenni, i 14.000 assassinati di Katyn furono attribuiti ai tedeschi.
Invece erano stati i comunisti, per ordine di Stalin. Oggi la verità si è fatta strada, anche perché i polacchi hanno trasformato la foreste di Kalyn in una selva di croci e di lapidi commemorative, molte ferocemente anticomunisle. Ma c'è ancora qualcuno, qui in Italia, imbevuto di quella subcultura "sessantonina" che discende dal pianeta delle scimmie, il quale osa sostenere che le fosse di Katyn le hanno fatte i tedeschi per darne poi la colpa ai sovietici.

SIR ARTHUR HARRIS, IL MACELLAIO DI DRESDA E AMBURGO

Sir Harris fu il capo dei bombardieri inglesi che distrassero le città tedesche, massacrando oltre cinque milioni di civili. Fu lui ad inventare la "feuerslurm", vale a dire la "tempeste di fuoco", che si otteneva con l'infernale alternanza di bombe incendiarie e bombe dirompenti. E fu lui ad essere soprannominalo, dai suoi stessi uomini, "il macellaio". La sua impresa più "epica" resta il bombardamento di Dresda la notte del 13 febbraio 1945, quando la guerra slava per finire. La spaventosa notte di Dresda fu realizzala lanciando sulla città che, completamente priva di difesa antiaerea, contava 600.000 abitanti e ospitava 650.000 profughi dalle terre orientali già occupate dai russi, tre ondate successive di 244, 529 e
450 bombardieri quadrimotori. Dresda, gioiello dell'arte e della cultura germanica, divampò come un braciere. Tra le fiamme morirono dai 135.000
(secondo le storico inglese Irving) ai 270.000 civili (secondo la Croce
Rossa Internazionale). Ma la notte di Dresda era già stata preceduta, tra il
25 luglio e il 3 agosto del 1943, da un primo, spaventoso esperimento di
"tempeste di fuoco": vale a dire il bombardamento di Amburgo. Cinque notti
di incursioni continue condotte da 3.095 bombardieri che avevano sgancialo
9.000 tonnellate di bombe, massacrando 55.000 civili. A sir Arthur Harris,
"il macellaio", gli inglesi hanno recentemente dedicalo un monumento. Ma i
tedeschi stanno facendo di Dresda il simbolo dell'olocausto tedesco. Uri
olocausto terribilmente autentico.

L'ELIMINAZIONE PER FAME DI UN MILIONE DI PRIGIONIERI TEDESCHI

Fu Ike Eisenhower, il comandante in capo dei "liberatori", a volerlo: fece
morire di fame, di stenti e di malattie un milione di soldati tedeschi, prigionieri di guerra e rinchiusi nei campi di concentramento americani in Europa. Lo ha documentato, in un recente libro edito dalla Mursia e intitolato "Gli altri lager", lo scrittore canadese James Baque.

LE FOIBE

Adesso finalmente si comincia a parlarne. Ma per oltre quarant'anni, solo
noi giornalisti e scrittori liberi da ogni condizionamento antifascista, ne abbiamo documentato l'esistenza. Ottenendo l'unico risultato di vedere inventare un "campo di sterminio", mai esistito, nella ex Risiera di San Sabba a Trieste: inventato negli anni '60 e costruito con cento milioni stanziati dal Comune di Trieste al solo scopo di far dimenticare, con la storia fasulla di quattromila "martiri antifascisti" altrettanto fasulli, la verità vera delle foibe carsiche e dei 10.000 italiani che vi furono scaraventati dentro.

Ma c'è ancora tanto da scoprire sui campi di sterminio jugoslavi dove icomunisti titini, a guerra finita, hanno massacrato altre migliaia di italiani.

L'OLOCAUSTO DEI FASCISTI REPUBBLICANI

Aprile - maggio 1945: oltre cinquantamila assassinati in pochi giorni nelle strade e nelle piazze dell'Italia del Nord. Ma gli italiani ancora non sanno che cosa accadde veramente in quella primavera di sangue. Bisogna intensificare gli sforzi perché tutti, un giorno,possano sapere tutto. E giudicare.

LE BOMBE ATOMICHE DI HIROSHIMA E NAGASAKI

Cercano di non parlarne mai. E quando sono costretti a parlarne, gli americani sostengono che quelle bombe le sganciarono con le lacrime agli occhi, ma solo per fare finire presto la guerra. Balle. Le sganciarono perché le avevano costruite e perché vollero usarle. E una realtà è certa: anche ammesso, ma non concesso, che i tedeschi abbiano commesso tutti i crimini loro attribuiti, sta dì fatto che solo gli americani sono riusciti a
massacrare quasi duecentomila innocenti in soli due secondi.


sabato 27 agosto 2011

O ITALI(OTI) O BISCHERI, avete voluto la “bicicletta”? ORA PEDALATE

di Filippo Giannini

O ITALI(OTI) O BISCHERI, avete voluto la “bicicletta”? ORA PEDALATE

di Filippo Giannini

Ho ricevuto da un amico lettore queste notizie, con preghiera di divulgarle. Nella seconda parte, quella terminale, faccio un semplice raffronto con: QUANDO C’ERA IL MALE ASSOLUTO

Omeopatia, dentista e psicologo tutti i rimborsi per i deputati
12 aprile 2011


Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks. Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio. Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familiari. Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket. Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto - dice la Bernardini - quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitaria come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili? Cosa c'è da nascondere? Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste". Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo - spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativa la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno".

Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private - è il commento del presidente dell'ADICO, Carlo Garofolini - e sempre nel massimo silenzio di tutti.

...E NON FINISCE QUI...

“FANNO FINTA DI LITIGARE MA PER LORO E’ SEMPRE FESTA”

Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali. (Osservazione di F.G.: il partito di Pannella e, in particolare l’onorevole Rita Bernardini, hanno rifiutato “l’aumento”? Cosa mi dice l’amico lettore? No! Non ci credo!!!!).

STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE (STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese) PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)

RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese
INDENNITA' DI CARICA (da Euro 3350,00 circa a Euro 6.455,00) TUTTI ESENTASSE
+
TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego !!! )
Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!
Far circolare. Si sta promuovendo un referendum per l' abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari............ queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani......

ED ORA, SOLO UN RAFFRONTINO

Repubblica Sociale Italiana (ahi, ahi, ahi), anche qui il mostro in assoluto, mettendo in atto la sua legge ad personam rifiutò ogni emolumento, sino a quando Giovanni Dolfin, capo della Segreteria particolare, si trovò in difficoltà per espletare le esigenze degli uffici. Il Ministro Pellegrini-Giampietro, in una memoria pubblicata su Il Candido del 1958, ha scritto: <Nel novembre era stato preparato un decreto, da me controfirmato, con il quale si assegnava al capo della RSI, l’appannaggio mensile di 120 mila lire. Il decreto, però, che doveva essere sottoposto alla firma del Capo dello Stato, fu da lui violentemente respinto una prima volta. Alla presentazione, effettuata dal Sottosegretario di Stato, Medaglia d’Oro Barracu, seguì una seconda del suo Segretario particolare Dolfin. A me, che, sollecitato da Dolfin e dall’economo, ripresentai per la terza volta il decreto, Mussolini disse: “Sentite Pellegrini, noi siamo in quattro: io, Rachele, Romano e Annamaria. Mille lire ciascuno sono sufficienti”. Dovetti insistere per fargli notare che, a parte l’insufficienza della cifra indicata, in relazione al costo della vita, occorreva tener conto delle spese della sua casa e degli uffici. Dopo vive sollecitazioni finì per accettare, essendo egli anche Ministro degli Esteri, solo l’indennità mensile di 12.500 lire assegnata ad ogni ministro. Nel dicembre 1944, però mi inviò una lettera che pubblicò, rinunciando ad ogni e qualsiasi emolumento, ritenendo sufficienti alle sue necessità i diritti d’autore>. Amici lettori, non vi pare di vedere le stesse azioni di quei passerotti, sopra ricordati, che rifiutano ostinatamente ogni aggiunta di pensione a quelle già ricchissime che si sono autoconcessi, con furbatine, (neanche a dirlo!) assolutamente democratiche ?

Vogliamo aggiungere un “altro particolarino”? Al tempo del male assoluto i deputati percepivano SOLO un gettone di presenza.

Un altro ancora? Se il male assoluto voleva andare al cinema o al teatro o allo stadio, si metteva le mani in tasca e si pagava il biglietto.

L’ultimo (per ora) particolarino: il direttore della sede romana della Lancia, il barone De Martino volle regalare una vettura al Duce. Non l’avesse mai fatto! Si sentì rispondere che non accettava regali e che aveva deciso di pagare la macchina. Esattamente come fanno oggi gli eletti dal popolo.

Capito perché il male assoluto è il male assoluto? Per certa genia non può che essere così…Ma non per me!

venerdì 26 agosto 2011

Comunismo - SILENZIO GENERALE SUI 50 ANNI DEL MURO DI BERLINO



Tratto dal periodico di informazione dell'Editoriale IL GIGLIO

n. 43 - agosto 2011

(Lettera Napoletana) - È trascorso nell’indifferenza delle forze politiche italiane il 50 esimo anniversario della costruzione del muro di Berlino (13 agosto 1961). Nessuno dei tanti dirigenti di partito, abituati a rilasciare più volte al giorno dichiarazioni ad agenzie di stampa e tg, nessun parlamentare e nessun esponente del governo ha ritenuto di ricordare uno dei simboli più tragici dell’ideologia comunista.

Eppure i principali mezzi d’informazione - dai quali leader e parlamentari dipendono radicalmente per le loro esternazioni, in una logica di marketing politico - hanno dato risalto all’anniversario. L’indifferenza conferma il disarmo ideale del centrodestra e la sua progressiva omologazione al pensiero “politicamente corretto” dominante, che ha cancellato ogni riferimento al comunismo e perfino la parola. Questa operazione consente che, per quanto fallito ideologicamente e politicamente, il comunismo venga recuperato in chiave utopistica grazie alla trasfigurazione mitica di personaggi come Ernesto “Che” Guevara. E non mancano neanche quelli che continuano impunemente ad elogiare gli epigoni sanguinari del comunismo come Fidel Castro. Di lui il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Gianni Minà, un irriducibile, ha fatto una volta di più l’apologia in occasione del 85/ compleanno (13 agosto). Al regime comunista cubano Minà ha dedicato un lunghissimo documentario in due parti di 135 minuti ciascuna che sarà presentato al Festival del Cinema di Venezia (7-8 settembre) nell’ambito delle “Giornate degli autori” (cfr. Il Giornale, 14.8.2011). È silenzio invece sulla Corea del Nord, dove le carestie determinate dal sistema socialista hanno ridotto il Paese e fatto affiorare forme di cannibalismo.

Per quanto riguarda la Cina, ancora dominata da un partito comunista ed organizzata con strutture politiche ispirate al marxismo–leninismo, alle quali si è aggiunto, nel lavoro, l’adozione delle pratiche peggiori del capitalismo liberale, in Occidente ci si limita a segnalare i casi più clamorosi di violazioni dei “diritti umani”, relativi a singoli dissidenti, ignorando la persecuzione di massa dei cattolici e di altre minoranze religiose, le deportazioni di massa in occasione della costruzione di grandi opere pubbliche, come è avvenuto per esempio in occasione delle Olimpiadi del 2008, l’uso dell’aborto obbligatorio come mezzo di controllo delle nascite e l’infanticidio.

Il silenzio su quanto resta del comunismo come regime, come ideologia e come sopravvivenza di schemi propagandistici, è una forma di complicità che gli consente di mantenersi al potere in diversi Paesi e di ispirare ancora numerose formazioni politiche.

Il Muro di Berlino è stato per 39 anni il simbolo più evidente della spaccatura dell’Europa prodotto dall’ideologia comunista, ed il fatto che Capi di Stato e teorici dell’Unione Europea tacciano nell’anniversario della sua costruzione conferma la loro visione dell’Europa come un consiglio di amministrazione delle concentrazioni bancarie, un consesso dell’alta finanza e delle lobbies senza nessun riferimento alla cultura, alla storia ed alla Tradizione.

In Germania Gesine Lotsch, co-presidente di Die Linke (“La sinistra”), partito nato nel 2007 dalla fusione tra gli eredi del comunismo della DDR (Repubblica democratica tedesca) e l’ala della SPD (Socialdemocrazia) guidata da Oskar Lafontaine, ha definito la nascita del Muro “un risultato dell’invasione tedesca dell’Urss” ( cfr. Corriere della Sera, 14.8.2011). L’organo del movimento giovanile del partito, Junge Welt (13.8.2011), ha ricordato l’anniversario della sua costruzione con una grande foto in prima pagina dei soldati della DDR schierati armi in pugno davanti alla Porta di Brandeburgo e la scritta “Grazie”.

In Italia i leader di una sinistra che non ha mai apertamente rinnegato l’eredità ideologica del marxismo leninismo, dal Pd a Rifondazione comunista,non hanno pronunciato una sola parola. “È un passo avanti verso la conclusione del trattato di pace tedesco”, scrisse l’Unità (16.8.1961), organo del Pci, commentando l’inizio della costruzione del Muro. (LN43/11)

Leggi la storia del muro di Berlino

e la scheda con tutti i numeri del muro

Guarda le foto del muro

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Ascolta “Berlin” di Leo Valeriano

mercoledì 17 agosto 2011

In ricordo di Pietrarsa, Pontelandolfo e Marcinelle


In questi giorni chi conosce e ama la nostra storia non può non rivolgere un pensiero a tre date e a tre luoghi: Pietrarsa (6 agosto 1863), Marcinelle (8 agosto 1956). Pontelandolfo (14 agosto 1861). Un percorso simbolico del cammino che i Popoli del Regno delle Due Sicilie furono costretti a vivere all’indomani dell’unificazione italiana: da operai a “briganti, da “briganti” a emigranti... Nel più grande stabilimento metalmeccanico italiano, situato tra Portici e Napoli (1050 operai nel 1860, 480 quelli dell’Ansaldo di Genova e la Fiat non era ancora nata), cuore della moderna industrializzazione voluta da Ferdinando II, la mattina del 6 agosto del 1863 furono assaliti dalle baionette dell’esercito gli operai che protestavano per la chiusura progressiva della loro fabbrica: Olivieri Aniello, Del Grosso Domenico, Fabbricini Luigi, Marino Aniello rimasero uccisi (come raccontano i documenti dell’Ospedale dei Pellegrini del tempo), “per ferite e palle di baionetta alle spalle”.

Come abbiamo detto e scritto più volte da circa 20 anni, quei “sediziosi artefici di Pietrarsa” (così li definiscono i documenti della Polizia) furono i primi (sconosciuti) martiri della storia operaia almeno italiana.

Negli stessi giorni, ma un paio di anni prima, il massacro delle popolazioni di Pontelandolfo e di Casalduni: due paesi decimati e distrutti per una rappresaglia lontana da qualsiasi idea di civiltà: solo dopo 150 anni qualcuno ricorderà “ufficialmente” quei morti “briganti”: ne prendiamo atto positivamente ma c’è il fondato rischio di considerare quella strage come un episodico “orrore/errore della guerra” dimenticando che i massacri furono la costante di tutto il processo di unificazione costato centinaia di migliaia di vittime nel Sud dell’Italia. E’ di qualche ora fa, invece, la celebrazione di un altro episodio più recente ma altrettanto tragico: la strage delle miniere di Marcinelle in Belgio. Le più alte cariche dello Stato si sono distinte per il ricordo della morte di quei 136 minatori “italiani”: alcuni hanno richiamato i valori della “tolleranza e dell’accoglienza”, altri quelli della “sicurezza sui luoghi di lavoro” ma nessuno ha ricordato che anche in quel caso si trattò di una tragedia soprattutto meridionale: meridionale (soprattutto abruzzesi, calabresi e pugliesi) erano quei lavoratori come soprattutto meridionale era stata la pagina sempre più dimenticata dell’emigrazione post-unitaria. Nessuna parola sulla complicità dei governi del tempo nel mandare di fatto al massacro la nostra gente per patti commerciali che diversi storici hanno considerato “scellerati”. Carne da macello, la nostra gente, nel cortile della loro fabbrica, quella dei primati dimenticati per sempre, carne da macello tra le fiamme delle loro povere case, carne da macello nel buio senza uscita di una miniera lontana o nel silenzio dei politici e degli intellettuali di oggi. E se leggiamo i dati attuali dell’emigrazione soprattutto giovanile dalle nostre parti, con la consueta e secolare incapacità delle nostre classi dirigenti nel proporre o nel ritrovare soluzioni diverse da navi, treni o aerei, ci rendiamo conto dei motivi per cui le nostre “battaglie” sono così attuali e aprono ferite tutt’altro che rimarginate.

G.D.C
http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=4061&Itemid=99

I 70 e più anni della Carta del Lavoro


Manlio Sargenti

Il 21 aprile 1927, in una lunga seduta notturna, il Gran Consiglio del Fascismo approvava la Carta del Lavoro. Sono trascorsi settant'anni. Le vicende economiche, sociali e politiche hanno profondamente mutato l'assetto della società italiana. Ma quel documento costituisce ancora, checché ne abbiano detto e possano dirne una propaganda faziosa ed una storiografia solo apparentemente obiettiva, un punto di riferimento di fondamentale importanza per comprendere il significato storico dell'ideologia e della prassi fascista e non privo, malgrado il tempo trascorso e le mutate situazioni, di un valore attuale. Giustamente, la Carta del Lavoro fu paragonata al suo apparire a quella Dichiarazione dei diritti del cittadino che aveva segnato alla fine del secolo XVIII, la nascita dello stato moderno; ma altrettanto giustamente fu detto che essa la superava, proclamando per la prima volta l'uguaglianza dei lavoratori rispetto ai datori di lavoro e facendo del lavoro un soggetto dei rapporti economico-sociali e, almeno implicitamente, politici. In effetti, considerando il cittadino non più nella sua astratta posizione di soggetto, di diritti, ma nella sua concreta realtà di lavoratore e di produttore, affermandone la dignità e la parità come tale, la Carta conteneva "in nuce" il principio che faceva dei diritti civili e politici un'espressione ed un attributo del lavoro. Ma oltre alla carica rivoluzionaria di questo fondamentale suo principio informatore, la Carta del Lavoro presentava aspetti indiscutibilmente innovatori anche nelle sue singole proposizioni, aspetti innovatori di cui si può valutare appieno il significato e l'importanza riportandosi all'ambiente ed al momento storico in cui venivano prospettati, quando molti degli istituti che a noi appaiono oggi naturali e scontati costituivano ancora reali conquiste del mondo del lavoro, ma molti dei quali non sono privi di una scottante attualità. Si pensi al rilievo che aveva in quel lontano 1927 la concezione di un sindacato non più semplice associazione di fatto, che affidava alla sua sola forza materiale, numerica, ed all'arma dell’agitazione e dello sciopero la tutela degli interessi dei lavoratori, ma organismo di diritto pubblico, riconosciuto come tale dallo Stato e munito del potere di stipulare contratti collettivi vincolanti per un'intera categoria. Si disse allora dagli oppositori, in Italia ed all'estero, che questa disciplina pubblicistica del sindacato distruggeva la libertà sindacale; e fra i primi atti del risorto regime democratico si volle il ritorno a quella selvaggia forma di libertà. Ma, a prescindere dal fatto che la dichiarazione terza della Carta si apriva proprio con le parole “L’organizzazione sindacale o professionale é libera", che in linea di principio, quindi, qualsiasi sindacato poteva liberamente costituirsi, anche se uno solo poteva, poi, essere riconosciuto come rappresentante della categoria, molto più importante dell'astratta libertà di costituzione di sindacati plurimi era il ruolo che al sindacato riconosciuto veniva attribuito con il potere di rappresentare e difendere concretamente gli interessi dei lavoratori non con l’arma dell'agitazione, dello sciopero, della pressione politica, ma con lo strumento giuridico della contrattazione collettiva. E si pensi al valore innovativo dell'introduzione di questo strumento giuridico della contrattazione collettiva in un sistema che conosceva fino a quel momento solo un contratto di diritto privato, che i datori di lavoro potevano impunemente ignorare e di fatto molto spesso ignoravano, che diveniva, invece, obbligatorio per tutti gli appartenenti ad una categoria, fossero o non fossero iscritti ai rispettivi sindacati. Si pensi al significato della creazione di una magistratura del lavoro, chiamata non solo a giudicare con la partecipazione di esperti le controversie individuali, ma a dirimere, ove ce ne fosse bisogno, le controversie collettive, sostituendosi alle parti in conflitto con il potere di dettare norme obbligatorie per la disciplina dei rapporti di lavoro. E si pensi, poi, all'importanza dell'affermazione di princìpi ancora oggi attuali, come quello della necessaria corrispondenza del salario "alle esigenze normali della vita, alle possibilità della produzione ed al rendimento del lavoro", che sono oggi di normale applicazione, ma erano nuovi e audaci settant'anni fa, come quello della retribuzione superiore del lavoro notturno, delle ferie retribuite, dell'indennità di liquidazione proporzionata agli anni di servizio, dell'estensione delle nonne sul lavoro ai lavoratori a domicilio, della disciplina delle tariffe di cottimo, della fruizione della previdenza come "alta manifestazione del principio di collaborazione" e dell'impegno a perfezionare, migliorare ed estendere l'assicurazione infortuni, di maternità, delle malattie professionali, contro la disoccupazione. Era, insomma, tutta una nuova concezione della funzione del sindacato, della struttura dei rapporti economico-sociali, dell'intervento regolatore dello Stato nella disciplina di questi rapporti e del processo produttivo nel suo complesso, una concezione che attribuiva al sindacato non solo la tutela degli interessi degli associati, ma il compito, non puramente di parte, di "promuovere in tutti i modi l'aumento, il perfezionamento della produzione e la riduzione dei costi", una concezione che, pur riconoscendo il valore dell'iniziativa privata, ne subordinava l'esercizio agli interessi superiori della Nazione e che, perciò, coerentemente considerava "l'organizzazione dell'impresa responsabile dell'indirizzo della produzione di fronte allo Stato" e prevedeva la possibilità non solo del controllo e dell'incoraggiamento dell'attività produttiva da parte dello Stato, ma anche quella sua gestione diretta. Ed in conformità a questa visione nuova dei rapporti sociali ed economici all’interno e sotto il controllo dello Stato la Carta del Lavoro preannunciava gli sviluppi futuri, che avrebbero dovuto realizzarsi, ed in effetti si realizzarono sul piano normativo negli anni successivi, dal 1930 al 1934: la creazione, cioè, dell'ordinamento corporativo, di quelle Corporazioni che dovevano costituire "l'organizzazione unitaria delle forze della produzione" e rappresentarne integralmente gli interessi. Si profilava, così, un modo nuovo ed originale di concepire la disciplina del processo economico, una forma di economia programmata che, mentre si proponeva di sottrarre tale disciplina all’arbitrio dei singoli produttori e dei loro interessi di classe, secondo i princìpi del liberalismo capitalistico, non intendeva, però, trasformarla in una disciplina imposta da organismi burocratici, sul modello dell’economia sovietica, ma voleva affidarla ad organi rappresentativi espressi dalle stesse forze economiche, che venivano, così, ad autodisciplinarsi, inserendosi in un sistema in cui, é bene sottolinearlo, l'espressione del mondo del lavoro doveva essere presente alla stessa stregua e con gli stessi poteri di quella del capitale. Il che, poi, costituiva la premessa per realizzare una rappresentanza non solo di interessi economici, ma di forze politiche, una rappresentanza genuinamente politica e, mi si consenta il bisticcio, autenticamente rappresentativa, che superasse le illusorie forme della democrazia elettoralistica per realizzare una vera democrazia del lavoro.
Da questi principi e da queste realizzazioni avrebbe poi preso le mosse il programma più decisamente rivoluzionario della Repubblica Sociale Italiana, nel quale confluivano e si esprimevano i fermenti che erano andati coagulandosi negli anni precedenti come reazione ai compromessi ed alle incompiute attuazioni dei principi enunciati nella Carta del Lavoro e posti a base dell'ordinamento corporativo. Fu il momento del Manifesto di Verona, fu il momento della Legge sulla Socializzazione delle imprese, fu il momento della delineazione di una nuova struttura sindacale e corporativa che superasse le deficienze manifestatesi nell'esperienza precedente. Questo programma muoveva da una fondamentale premessa: che per rendere effettivamente il lavoro soggetto dell’economia, per creare una struttura statale veramente fondata sulle forze del lavoro e della produzione, per realizzare la partecipazione del cittadino lavoratore a tutti i momenti ed a tutte le fasi del processo decisionale, così sul terreno economico come su quello politico, si doveva partire dalla base, dalla cellula del processo produttivo, dall'impresa; che per distruggere l'onnipotenza del capitalismo e fare dello Stato un autentico Stato del lavoro si doveva sottrarre all'imprenditore capitalista l'assoluto dominio dell'impresa, fare di questa un organismo in cui avesse parte anche il lavoro attraverso i rappresentanti eletti da tutti i lavoratori. Ma questi postulati erano impliciti nello Carta del lavoro, la quale aveva già proclamato che il prestatore d'opera “è un collaboratore attivo dell'impresa economica” come d’altra parte, aveva affermato che "l'organizzazione dell'impresa è responsabile dell'indirizzo della produzione di fronte allo Stato", non più, dunque, arbitro incontrollato dei destini dell'impresa come l’imprenditore capitalista; formule e concetti che saranno ripresi e sviluppati nella legge sulla socializzazione del 1944. Come saranno riprese le idee della funzione, nazionale e sociale del processo produttivo, della necessità del suo finalizzarsi al benessere dei singoli ed allo sviluppo della potenza nazionale, della conseguente necessità del suo controllo da parte dello Stato e della sostituzione dello Stato all'iniziativa privata quando siano in gioco gli interessi della collettività.
E' bene che tutto questo sia detto e sia ricordato, non solo per una sterile rievocazione del passato, ma per affermare che quei principi e quell'esperienza possono e devono avere ancora, per noi e per tutti gli italiani, un significato ed un valore attuali. Le trasformazioni economiche, sociali e politiche che hanno caratterizzato la società italiana, e non solo italiana, nell'ultimo cinquantennio non hanno fatto che esasperare i problemi che l'esperienza del ventennio precedente si era trovata ad affrontare ed aveva tentato di risolvere. Il ritorno, sul terreno politico-istituzionale, ad un regime che si qualifica democratico, ma non è se non un'oligarchia di partiti sorretta e governata, in realtà, da forze e centri di potere occulti: il sempre più accentuato predominio, sul terreno economico, di un capitalismo selvaggio, legato e dominato a sua volta da potenti interessi sovranazionali; lo smantellamento, che si va realizzando, con la corsa alle privatizzazioni, di ogni forma di controllo pubblico e di programmazione del processo produttivo e di distribuzione; il sacrificio, che ne consegue, delle categorie più deboli dei cittadini, vanamente ed illusoriamente contrastato da organismi sindacali, a loro volta gestiti oligarchicamente, e da miriadi di associazioni protese a realizzare una sorta di corporativismo selvaggio, imponendo o tentando di imporre a volta a volta gli interessi limitati ed egoistici di gruppi ristretti ed antagonisti; tutti questi fenomeni che caratterizzano in forme sempre più accentuate e perverse la nostra società, insieme alla distruzione dei valori etici nello spirito dei singoli e del significato etico dello Stato rendono più che mai necessaria la riaffermazione dei principi cui si ispira la Carta del Lavoro, alla cui realizzazione tendevano il conferimento ai sindacati di una funzione e di una dignità istituzionale, la creazione di un ordinamento giuridico che consentisse la reale partecipazione dei cittadino alla formazione della volontà politica, l'ordinata e non selvaggia espressione delle esigenze e degli interessi delle singole componenti del corpo sociale, il controllo da parte dello Stato, di uno Stato così organizzato, degli egoismi dei singoli e dei gruppi per armonizzarli e comporli nel quadro degli interessi della collettività nazionale.
In una società organizzata come noi lo concepivamo e lo concepiamo, in una società in cui il cittadino lavoratore fosse partecipe, sin dallo base, sin dalla cellula dell'impresa, ed in ogni sua fase successiva, del processo decisionale sul terreno economico, amministrativo, politico e lo fosse non attraverso l'illusoria, episodica espressione di un voto che lo aliena, in quel momento stesso, da ogni effettiva possibilità di decidere, rendendolo in effetti suddito di un potere oligarchico, in una società siffatta non sarebbero possibili, o per lo meno facili a verificarsi, le aberrazioni e le perversioni, i fenomeni di corruzioni, di malgoverno, di sperpero delle risorse collettive che hanno caratterizzato nell'ultimo cinquantennio ed ancora caratterizzano la vita di una società che si pretende democratica ed orientata socialmente. In una società, quale noi la concepiamo non sarebbe possibile il prevalere selvaggio e incontrollato degli interessi individuali e di classe, perché questi sarebbero organizzati ed ordinati in una superiore unità nella quale esprimersi in forme istituzionali; non sarebbe possibile al grande capitale finanziario disporre arbitrariamente del destino dell'impresa, incurante degli interessi della collettività e della sorte dei lavoratori, perché i rappresentanti di quei lavoratori sarebbero presenti anch'essi intorno ai tavoli dei consigli di amministrazione, partecipi dall'interno del processo decisionale, e perché l'imprenditore, non più irresponsabile imprenditore capitalista teso solo alla realizzazione del profitto, ma capo dell'impresa, responsabile della sua condotta di fronte allo Stato, dovrebbe muoversi nel quadro di un programma economico disegnato dagli stessi fattori del processo produttivo organicamente rappresentati nella struttura dello Stato. Se tutto ciò non è pura fantasia ed utopia, se noi crediamo che costituisca invece, un disegno politico realizzabile nella società del Duemila, che costituisca, anzi, l'unica soluzione possibile dei problemi della società e dello Stato, nonché della comunità intenzionale a livello europeo, di fronte al fallimento catastrofico dell'esperimento comunista ed alle contraddizioni ed ingiustizie sempre più evidenti della trionfante democrazia capitalistica, dobbiamo portare queste nostre idee in mezzo al popolo di lavoratori e nutrirne le giovani generazioni perchè reagiscano all'imperante materialismo, edonismo, consumismo voluti, imposti, dalla logica del capitalismo selvaggio, perché reagiscano alla società della droga, dell'esaltazione del sesso, dell'omosessualità elevata a modello di vita, perché tornino a credere e a lottare per i valori dello spirito, ma anche per la costituzione di una società più giusta, fondata sulla partecipazione di tutte le forze che la compongono, sull'uguaglianza effettiva dei cittadini lavoratori, su quei principi che la Carta del Lavoro proclamava e che sono stati traditi e dimenticati da una falsa democrazia, da una repubblica che falsamente si proclama fondata sul lavoro.

LINEA N. 6-7-8, Giugno-Luglio-Agosto 1997.